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La Fed rilancia con 40 miliardi al mese

Una mossa aggressiva, senza esitazioni, con una missione esplicita: sostenere la crescita e, soprattutto, il mercato del lavoro. Ben Bernanke e la Federal Reserve non hanno deluso i mercati. Hanno estratto il loro “bazooka” anti-crisi, o meglio anti-disoccupazione e debolezza economica: hanno lanciato un piano illimitato di acquisti di asset, una terza grande offensiva di quantitative easing (Qe) da 40 miliardi di dollari al mese in obbligazioni garantite da mutui che continueranno a gonfiare i bilanci della Banca centrale finché l’espansione non sarà in grado di marciare da sola a passo convinto.
Wall Street ha ricevuto il messaggio: ha reagito mostrando rinnovato ottimismo sulle prospettive dell’economia. Gli indici di Borsa hanno guadagnato nel pomeriggio oltre l’1,5%, con il Dow Jones in rialzo di 200 punti. La manovra è in grado di mobilitare ingenti risorse: se proseguisse invariata fino al 2015, quando la Fed si attende vere schiarite, raggiungerà i 1.400 miliardi di dollari.
Bernanke, nella sua periodica conferenza stampa, ha messo in chiaro la sua preoccupazione: «Meno della metà degli otto milioni di posti di lavoro persi nella recessione è stata recuperata». E ha affermato che anche se la disoccupazione dovesse scendere, «non avremo fretta» di adottare strette di politica monetaria. La nuova manovra, ha spiegato, «non è una panacea ma basta a spingere l’economia nella direzione giusta», a offrire al pubblico «fiducia che la Fed intende fare tutto ciò che può». Con un avvertimento alla politica: «Non potremo contrastare uno shock di bilancio», ha detto riferendosi al “fiscal cliff”, i tagli di spesa e gli aumenti delle tasse automatici che scatteranno a fine anno senza accordi in Congresso e che potrebbero provocare una recessione.
La Fed ha fatto anche sapere che l’attuale Qe non è neppure l’ultima parola: «Se il mercato del lavoro non migliorerà sostanzialmente continueremo gli acquisti di titoli garantiti da mutui, cominceremo ulteriori acquisti di asset e utilizzeremo altri strumenti appropriati finché questi miglioramenti non saranno stati ottenuti in un contesto di stabilità dei prezzi». Ancora: «Una posizione fortemente accomodante di politica monetaria rimarrà appropriata per un lungo periodo di tempo dopo che la ripresa si sarà rafforzata».
La manovra, o almeno le sue dimensioni, non erano scontate. Alcuni analisti ipotizzavano che la Fed avrebbe imboccato una strada più graduale, rinviando il Qe o imponendo un tetto all’operazione. È significativo, inoltre, che i nuovi acquisti siano concentrati in titoli legati al settore immobiliare, tuttora tallone d’Achille della ripresa.
Il nuovo intervento è stato approvato con 11 voti su 12 dal board della Fed (l’unico dissenso è di Jeffrey Lacker). E non è rimasta un’iniziativa isolata: sferrando un doppio colpo, la Fed ha deciso contemporaneamente di estendere il proprio impegno a mantenere il costo del denaro, i tassi interbancari, vicino allo zero «almeno fino alla metà del 2015». Finora l’orizzonte temporale era la fine del 2014. La Fed ha inoltre ribadito che continuerà fino a fine anno l’operazione Twist, che scambia titoli del Tesoro a breve già in portafoglio per bond a lunga. Assieme, il nuovo Qe e l’operazione Twist vedranno la Fed rilevare 85 miliardi al mese in titoli a lunga per il resto del 2012 cercando di generare pressioni al ribasso sui tassi e schiarite nelle condizioni finanziarie.
Bernanke ha così mantenuto fede alla sua strenua difesa delle manovre straordinarie della Fed. A fine agosto, al simposio di Jackson Hole, aveva detto che le precedenti manovre di Qe – 2.300 miliardi in due iniziative dal 2008 in avanti – hanno portato in dote fino a tre punti percentuali al Pil e due milioni di posti di lavoro. Aveva però ammesso che non erano bastate e espresso «grave preoccupazione» per l’occupazione. La Fed ha ieri aggiornato le previsioni per l’economia. La disoccupazione quest’anno è stimata tra l’8 e l’8,2% e la crescita tra l’1,7-2% rispetto all’1,9-il 2,4 finora ipotizzato. Nel 2013 la crescita sarà del 2,5-3%, anziché del 2,2-2,8%, e la disoccupazione del 7,6-7,9% invece che del 7,5-8%.

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