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La Fed rallenta gli acquisti

Il circolo virtuoso americano continua: con tempismo perfetto, dopo numerosi dati economici incoraggianti, Ben Bernanke ha voluto chiudere in bellezza il suo mandato alla Federal Reserve e ha annunciato ieri un “tapering” da 10 miliardi di dollari al mese. Lo ha fatto dopo l’ultimo Comitato monetario e poco prima della sua ultima conferenza stampa da governatore. D’ora in avanti gli acquisti mensili di titoli del Tesoro di garanzie immobiliari saranno per 75 miliardi di dollari, ma è possibile che nelle prossime sedute del Federal Open Market Committee, a quel punto sotto la guida di Janet Yellen, che prenderà a gennaio il timone della Fed, si continui a ridurre l’immissione di liquidità introdotta per sostenere un’economia che faticava a decollare, soprattutto sul fronte dell’occupazione.
Ma questa del tapering è solo una parte dell’equazione monetaria.
Sia nel comunicato che in conferenza stampa Bernanke ha aggiunto precisazioni su altre variabili, ha confermato che “tapering” non significa “tightening”, che a fronte di una diminuzione delle immissioni di liquidità aggiuntiva sul mercato non ci sarà una stretta sui tassi di interesse per un bel pezzo. Per aumentare i tassi a breve la Fed agisce sui tassi per i fed funds, i tassi a breve interbancari.
«Resteranno sui livelli attuali», ha detto Bernanke, cioè vicini allo zero, per tutto il 2015 e forse per una parte del 2016. Sul piano tecnico Bernanke ha anche formalizzato che un tasso di disoccupazione al di sotto del 6,5% annunciato tempo fa come punto di riferimento macroeconomico non sarà più una determinante per procedere con un rialzo dei tassi a breve. Una rassicurazione dovuta al mercato che ha visto il tasso di disoccupazione scendere rapidamente fino al 7% negli ultimi mesi e che pronostica già nel 2014 una riduzione del tasso su quei livelli. Infine la quarta variabile importante nell’equazione monetaria di ieri è l’inflazione: Bernanke ha detto che la si terrà sotto osservazione visto per qualche tempo si è registrato un aumento dell’indice dei prezzi inferiore ai target del 2% su base annua. «Abbiamo lo strumento del QE ancora attivo e se necessario potremo tornare a utilizzarlo», ha spiegato Bernanke a chi gli chiedeva come si sarebbero potuti contenere possibili rischi deflazionistici.
Ma l’uscita di scena di Bernanke ha persino raccolto il plauso del mercato: l’indice Dow Jones si è mosso al rialzo dell’1,75%, ha raggiunto quota 16.155 con un aumento in termini assoluti di 277 punti. Questo davanti alla notizia più temuta degli ultimi mesi, un segnale di fiducia per la tenuta del circolo virtuoso imboccato ormai da qualche tempo dall’economia americana: l’economia è in crescita, a un ritmo del 3,6% nel quarto trimestre, l’occupazione in rialzo, con oltre 2 milioni di nuovi salariati nel 2013, l’inflazione è sotto controllo e il disavanzo pubblico sul Pil è sceso al 4,1% dopo aver raggiunto non più tardi di qualche anno fa livelli di guardia del 10% sul Pil.
Oggi, come allora, quando un recupero da un disavanzo così elevato e da un apparente cambiamento strutturale dell’economia dopo la crisi del 2007/2009 sembrava impossibile, ci sono cassandre che continuano ad attaccare l’azione della Fed. Economisti che definivano sbagliate le misure della Fed quando decideva di non agire e che continuano a definirle sbagliate oggi che ha avviato la svolta, perché insufficiente. È curioso che queste critiche si spendano soprattutto in Europa e in Italia dove la combinazione di aumenti delle tasse con politiche in generale del rigore, ma senza le riforme necessarie su burocrazia, giustizia, lavoro e spesa pubblica ha messo l’economia in ginocchio. E dice bene il rapporto di Blackrock: «Si è tolta di mezzo una nuvola nera, il passo della Fed sarà graduale e consentirà di decidere di investire su titoli più a rischio, come azioni e titoli di paesi europei periferici». Una buona notizia anche per l’Italia dunque: vedremo nei prossimi giorni se le diversificazioni di portafoglio dopo l’ultima decisione di Bernanke favoriranno un aumento delle posizioni anche sui titoli del Tesoro italiano.

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