Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Fed non frena il rally delle Borse

Il tanto atteso annuncio della fine della liquidità facile è arrivato. Ma nel comunicare la riduzione a partire da gennaio degli stimoli monetari, la Fed ha rassicurato sul fatto che il “tapering” non equivarrà a un “tightening”. Tradotto: la fine degli stimoli monetari non equivarrà a un’irrigidimento della politica monetaria che, al contrario, restera espansiva ancora a lungo. Una retorica ben ponderata che è servita a indorare la pillola e che è stata accolta molto positivamente in Borsa. Mercoledì sera l’indice S&P500 di Wall Street ha guadagnato l’1,66% toccando un nuovo massimo storico. E, di riflesso, si sono mossi i listini europei: per le Borse del Vecchio Continente è stata una seduta decisamente brillante. Madrid (+2,34%) e Milano, che ha guadagnato l’1,78% trainata dal rally Mediaset (+16,45%) hanno guidato i rialzi in una giornata in cui tutti i principali indici hanno superato il punto e mezzo percentuale di guadagno (l’indice Stoxx 600 ha chiuso in rialzo dell’1,7%).
Bene l’asta spagnola
Sul fronte obbligazionario non ci sono stati particolari scossoni anche se l’annuncio della Fed ha contribuito comunque a una maggiore propensione al rischio. Lo dimostra la buona performance di alcuni titoli periferici come quelli di Portogallo e Spagna. Madrid in particolare ha potuto beneficiare del clima positivo con l’asta di titoli a 5 e 10 anni con cui il Tesoro spagnolo ha raccolto 2,54 miliardi di euro con rendimenti in calo e soprattutto una domanda molto sostenuta. Le richieste sono state pari a 3,61 volte l’ammontare offerto. Un simile rapporto non lo si vedeva da settembre del 2004. In calo il differenziale di rendimento tra Bund e BTp che si è attestato a 221 punti. Un movimento a cui ha contribuito soprattutto il rialzo dei rendimento del decennale tedesco balzato all’1,870% ai massimi da ottobre.
Il rialzo dei tassi tedeschi è un’inevitabile conseguenza di un analogo movimento dei dei Tbond americani. I titoli Usa, i più sensibili alle decisioni della Fed, ieri hanno registrato un rialzo dei rendimenti su tutta la curva. Sulla scadenza decennale in particolare i tassi hanno superato quota 2,9% come non avveniva da agosto a questa parte. Simili movimenti hanno inevitabilmente condizionato la performance di altri titoli rifugio. I Bund tedeschi come abbiamo visto ma soprattutto i titoli di Stato di Gran Bretagna e Svizzera.
Realizzi a Wall Street
Seduta debole infine a Wall Street che, come accennato, era reduce da una seduta ampiamente positiva sulla scia dei segnali distensivi della Fed. A fornire il pretesto per le prese di beneficio sono stati alcuni dati macronomici. In particolare quello sulle richieste di sussidi di disoccupazione che, nella seconda settimana di dicembre, sono state pari a 379mila unità. In crescita rispetto ai precedenti 369mila e superiori rispetto alle 365mila stimate dal consensus di S&P Capital IQ. Deludente anche il dato sulla vendita di nuove case.
Fino a qualche settimana fa questi dati sarebbero stati accolti positivamente perché un rallentamento dell’economia avrebbe allontanato la fine degli stimoli monetari ma dopo che la Fed ha scoperto le carte sono tornati ad assolvere la loro naturale funzione di termometro dell’economia reale e quindi dei corsi azionari. Un piccolo ritorno alla normalità.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa