Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Fed non alza i tassi ma riduce gli acquisti Yellen: “Lavoro fermo”

«L’economia americana continua a fare progressi, il tasso di inflazione è inferiore al nostro obiettivo del 2 per cento, ma il mercato del lavoro, pur dando segni di miglioramento, non si è ancora ripreso del tutto». Con queste parole Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, ha spiegato ieri la decisione del Fomc, il comitato del credito della banca centrale, di mantenere i tassi di interesse vicino allo zero per un periodo ancora «considerevolmente lungo». La Fed ridurrà anche di 10 miliardi di dollari l’azione di quantitative easing, cioè l’iniezione di liquidità sul mercato, che poi sarà interrotta del tutto il mese prossimo. Ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per i prossimi anni. E ha discusso sui rischi della situazione europea sull’economia globale: «Speriamo che i nostri partners saranno in grado di far ripartire la crescita e sbloccare l’inflazione», ha osservato la Yellen in una conferenza stampa. «Sarebbe una cosa buona per gli Stati Uniti e per tutto il mondo». Fmi è sulla stessa lunghezza d’onda, ai ministri del G20 in Australia segnalerà che la ripresa globale «è moderata e irregolare». Preoccupano soprattutto Eurolandia e Giappone dove il rischio è quello di «una stagnazione secolare».

Come sempre, gli occhi di analisti e investitori erano puntati ieri sul comunicato finale dei due giorni di lavoro del Fomc. Si trattava di capire se sarebbero emersi segnali chiari di una inversione di tendenza e lo scongelamento dei tassi di interesse, che per sei anni, in attesa della ripresa della locomotiva americana dopo la tempesta finanziaria, sono rimasti ai livelli minimi. Qualche esperto prevedeva che il linguaggio della Fed sarebbe cambiato proprio ieri, aprendo un nuovo capitolo nella politica monetaria. Alcuni funzionari della banca centrale, preoccupati per l’inflazione. spingevano per accorciare i tempi della stretta.
Ma a dispetto di due membri del board (il presidente della Fed di Dallas Richard Fisher e di quella di Filadelfia Charles Plosser), che hanno votato contro, Yellen e la maggioranza del Fomc hanno scelto una via più soft: il rialzo dei tassi non comincerà prima del 2015, seguendo un «piano di normalizzazione» (chiamato anche «exit strategy») che la Federal Reserve ha già messo a punto.
Wall Street ha reagito bene. Gli indici guadagnavano terreno anche prima dell’ora X dell’annuncio, cioè le due pomeriggio. Ma hanno subito accentuato i guadagni (Dow Jones +0,15% Nasdaq 0,21%) e lo S&P500 è tornato sopra a quota 2000. Ovviamente per la Borsa americana ci saranno presto altri due appuntamenti importanti: i risultati del referendum scozzese e la maxi-quotazione del gigante cinese dell’e-commerce, Alibaba. Ma almeno l’incognita dei tassi di interesse è stata per il momento superata.
Janet Yellen ha chiarito che la frase sui tempi «considerevolmente lunghi» dei tassi vicino allo zero ha trovato un forte consenso tra i banchieri. Come dire: a parte le due voci contrarie, la Fed ritiene che l’economia americana va ancora incoraggiata, anche perché i tassi di crescita del Pil sono buoni, ma non ottimi, e perché la creazione di nuovi posti di lavoro è ancora insoddisfacente. Certo, si è fatta molta strada dal settembre del 2008, quando scoppiò la crisi della Lehman Brothers, ma i tassi di disoccupazione restano al 6,1 per cento e, come ha notato il comunicato della Fed, «c’è ancora una significativa sottoutilizzazione della risorsa lavoro».
La Fed ha anche pubblicato le proiezioni sull’aumento del Pil nei prossimi anni, riducendo leggermente i dati resi noti nei mesi scorsi. Adesso ipotizza che la crescita economica si attesterà sul 2-2,2 per cento nel 2014, sul 2,6-3 per cento nel 2015, sul 2,6-2,9 per cento nel 2016 e sul 2,3-2,5 nel 2017. Anche i prezzi al consumo sono scesi più del previsto. Secondo le cifre fornite ieri dal ministero del lavoro di Washington, ad agosto sono diminuiti per la prima volta nell’ultimo anno e mezzo.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa