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La Fed non abbandona l’allentamento monetario

L’Italia, nell’attuale situazione politica, e nell’attuale contesto europeo rappresenta «uno dei tre fattori di instabilità per l’economia americana». Riflessioni preoccupate dunque sulla condizione del nostro paese di Ben Bernanke, il Presidente della Fed, impegnato ieri nella sua audizione semestrale davanti alla Commissione Bancaria al Senato. Gli altri due fattori, ha spiegato Bernanke in passato, sono la crisi del settore immobiliare e l’incapacità di raggiungere un compromesso per risolvere il problema del disavanzo pubblico americano. Ma che l’Italia, da sola, potesse diventare un fattore rischio è la prima volta che lo sentiamo in termini così espliciti.
Parlando d’America invece, Bernanke ha rassicurato i mercati: la Fed non cambierà rotta, la politica monetaria resterà accomodante per un bel pezzo con tassi vicini allo zero. Ha anche chiesto ai senatori di adottare tagli «strutturali» per migliorare la situazione fiscale americana. Ed ha avvertito che il “sequester”, i tagli automatici e indiscriminati di spesa previsti per il primo marzo, «potrebbe tradursi in venti contrari per la crescita». Colpisce tuttavia che l’onda lunga del nostro “ingorgo” politico, come lo ha chiamato il New York Times di ieri mattina, sia arrivato fino alle sale del Congresso a Washington.
È stato il Senatore Chuck Schumer, il capo della Commissione Bancaria al Senato a entrare subito in argomento Italia chiedendo al banchiere centrale quali potessero essere i rischi per il sistema bancario americano. Bernanke non si è tirato indietro, ha ricordato che l’incertezza non aiuta, ha minimizzato i rischi per il comparto bancario americano che ha in effetti una esposizione minima sul debito sovrano italiano e ha minimizzato i rischi per un’uscita del l’Italia dall’euro: «Non sono un esperto di politica italiana, ma non credo che nessuno dei candidati abbia rifiutato in modo categorico la permanenza nell’euro o il mantenimento di politiche richieste all’Italia per restare nell’Eurozona», ha detto, dimostrando che forse il suo livello di preparazione è insufficiente. Beppe Grillo, che rappresenta il primo partito alla Camera ha infatti chiesto esplicitamente l’uscita dall’euro, ha proposto «un referendum sull’adesione all’Eurozona» e definisce la permanenza italiana nella valuta europea un “lusso” che l’Italia non può più permettersi». Il messaggio americano che si distilla sia dalla domanda di Schumer che dal riferimento alle incertezze di Bernanke è lo stesso che abbiamo dedotto ieri dall’amministrazione: che l’Italia proceda speditamente a formare un nuovo governo e che ci liberi da queste incertezze, che prosegua lungo il cammino di riforme strutturali e che introduca misure per la crescita. Poi Bernanke ha cercato di rassicurare i senatori: «L’esposizione delle nostre banche al debito italiano è moderata.
Non pone rischi per il nostro sistema finanziario». Poi parlando della nostra situazione fiscale ha aggiunto: «L’attuale deficit dell’Italia non è molto ampio, ma il debito in circolazione è molto alto. Ci sono insomma molti titoli di Stato italiani in giro per il mondo…».

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