Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Fed mette nel mirino le banche estere negli Usa

Un centinaio di grandi banche estere è ufficialmente nel mirino della Federal Reserve, colpevole di creare rischi alla stabilità del sistema finanziario americano. La Banca centrale ha proposto, con voto unanime del board, di assoggettarle a più stringenti requisiti di capitale negli Stati Uniti: le controllate degli istituti con oltre 50 miliardi di dollari di asset al mondo saranno tenute a dotare le controllate statunitensi di adeguate risorse locali per fare i conti con possibili crisi. Saranno, insomma, trattate alla stregua di banche americane e non potranno accontentarsi dei capitali, seppur robusti, della casa madre.
«La proposta crea condizioni uguali per tutti» ha detto il presidente della Fed Ben Bernanke. «È una risposta diretta alle vulnerabilità nelle attività di istituti stranieri osservate durante e dopo la crisi finanziaria», ha aggiunto il governatore Daniel Tarullo, responsabile per la supervisione bancaria. Nel corso della crisi del 2008, la Fed fu costretta a prestare 538 miliardi a controllate di banche europee per evitare collassi, quasi quanto iniettato negli istitui statunitensi.
Le norme più severe, se verranno confermate dopo 90 giorni di commenti pubblici, entreranno in vigore come proposto nel luglio del 2015, e riguarderanno 25 gruppi che hanno 50 miliardi in asset mondiali e almeno dieci miliardi negli Stati Uniti. Questi dovranno riorganizzare le loro attività americane, raccogliendole tutte, a cominciare dal trading che rappresenta ormai spesso la metà dei loro asset, in nuove “Intermediate holding companies”, società soggette a chiari requisiti di capitale.
Gruppi che vantino oltre 50 miliardi di asset anche negli Stati Uniti – 23 banche da Barclays a Deutsche Bank, da Ing a Hsbc – saranno soggette a regole ancora più dure: una liquidità sufficiente a far fronte a passività a 30 giorni e capitali pari al 6% degli asset. Dovranno inoltre passare gli stress test amministrati dalla stessa Fed ogni anno e, se falliscono, potranno vedere bloccati i dividendi o altre spese come accade alle banche statunitensi. La Fed imporrà inoltre limiti all’esposizione tra finanziarie: non potranno avere una net credit exposure a un altro gruppo che sia superiore al 25% del capitale destinato a riserva. Simili tetti saranno inferiori per gli istituti con oltre 500 miliardi di asset. Altre 84 banche estere più piccole, che fanno lievitare il novero degli istituti interessati nei calcoli della Banca centrale a 107, vedranno versioni ridotte della stretta.
«Siamo davanti a un enorme cambio di paradigma – ha detto Kim Olson di Deloitte & Touche – Significa che capitale e liquidità verranno tenuti prigionieri nella divisione locale e su questi le autorità potranno rifarsi durante un fallimento». Le critiche delle banche non si sono fatte attendere. «È una proposta troppo ampia che potrebbe spingere le banche straniere a uscire dal mercato americano, danneggiando l’economia e i mercati finanziari – ha affermato Sally Miller dell’Institute of International Bankers – Sarebbe meglio concentrarsi su un ristretto numero di istituti stranieri le cui operazioni statunitensi potrebbero davvero presentare rischi per la stabilità finanziaria americana». Altri osservatori dubitano però che una fuga delle banche estere sia nelle carte. «Sospetto che le grandi banche – ha previsto Charles Horn dello studio legale Morrison & Foerster – siano troppo impegnate negli Stati Uiti per decidere di ritirarsi».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa