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La Fed lancia un’operazione da 400 miliardi

di Mario Platero

Ignorando forti pressioni della leadership repubblicana, la Federal Reserve ha annunciato, a partire da oggi l'operazione twist, un trasferimento dal breve a lungo termine delle scadenze in portafoglio di titoli del Tesoro della Banca centrale senza aggiungere liquidità o aumentare la dimensione del portafoglio. Nel comunicato rilasciato ieri dopo la due giorni di Comitato monetario (Fomc), la Banca centrale americana specifica che da qui a giugno venderà un ammontare pari a 400 miliardi di dollari di titoli del Tesoro con scadenza a breve per acquistare un ammontare analogo di titoli con scadenze fra i sei e i trent'anni. La decisione ha visto l'opposizione di tre membri su dieci del comitato.

La tecnica in gergo è chiamata twist, da twisting of funds, spostamento di fondi e induce una riduzione dei tassi a lunga, importanti per finanziare gli investimenti, per mobiliatre il credito a vantaggio delle piccole medie imprese e per agevolare la sottoscrizione di emissioni obbligazionarie private. La Fed ha anche annunciato che reinvestirà le scadenze delle sue partecipazioni in portafogli garantiti da mutui immobiliari in altri strumenti immobiliari invece che in buoni del Tesoro, per garantire che i tassi sui mutui immobiliari restino su livelli bassi.

Il messaggio di ieri è però anche quello di un approccio graduale, con la possibilità di mobilitare altre risorse se necessario. La Fed infatti è realista. Ha ricordato che la sua missione «è di contribuire alla massima occupazione e di mantenere l'inflazione sotto controllo». E ha riconosciuto non solo che l'economia è in difficoltà, ma che le cose potrebbero addirittura peggiorare: «La debolezza dell'economia, i rischi possibili di peggioramenti congiunturali a causa delle fragilità sul fronte finanziario internazionale, un'inflazione che appare sotto controllo per la diminuzione in prospettiva anche dei prezzi delle materie prime» sono stati gli elementi di fondo che, in chiave dinamica, hanno giustificato le scelte di ieri. Per questo la Fed ha preferito riservare alcune cartucce per il futuro, se ce ne sarà bisogno. E c'è da scommettere che in questo contesto congiunturale il momento per usarle, da qui ai prossimi sei mesi verrà. La fragilità dell'economia ha anche portato la Banca a ribadire che manterrà i tassi ai livelli attauli, prossimi allo zero, fino almeno alla metà del 2013.

L'annuncio di ieri ha avuto subito un impatto sui rendimenti dei tassi a lunga con diminuzioni dei rendimenti sui titoli decennali al minimo da sessant'anni a quota 1,87% rispetto all'1,94% registrato prima dell'annuncio mentre il trentennale è sceso dal 3,20% al 3,01. La borsa ha invece peggiorato le perdite di giornata fino a una calo del 2,9% per lo S&P 500.

Forse ci si aspettava qualcosa di più e cioè l'introduzione della misura per mobilitare le risorse finanziarie a vantaggio del settore privato e in particolare delle piccole e medie imprese con l'eliminazione del tasso overnight pagato alle banche sugli eccessi di riserve in deposito presso la Banca centrale. Oggi ammontano a circa 1.500 miliardi di dollari, una cifra enorme se si considera che in periodi più normali gli eccessi di liquidità in deposito presso la Fed ammontanto attorno ai 30-40 miliardi di dollari. È questa, la più morbida, una di due altre possibili misure di intervento che la Fed si riserva di utilizzare nel caso le condizioni dell'economia lo richiedessero. La seconda, più aggressiva, sarà un nuovo accomodamento quantitativo, il QE3.

Con la decisione di ieri c'è stata anche una risposta netta alla leadership repubblicana del Congresso: l'autonomia e l'indipendenza della Fed non si toccano. La leadership repubblicana – Mitch McConnel il leader al Senato, John Boehner il presidente della Camera, Jon Kyl, il capogruppo al Senato e Eric Cantor, il capo della maggioranza repubblicana alla Camera – aveva infatti scritto ieri una lettera al presidente della Fed Ben Bernanke per chiedergli di non far nulla, di smetterla di intervenire per il bene del Paese. «Temiamo che ulteriori azioni da parte della Fed possano peggiore l'attuale crisi economica e danneggiare l'economia americana» hanno scritto i quattro, e hanno aggiunto: «Si rischia di indebolire ulteriormente il dollaro». Una presa di posizione questa, molto inconsueta, aggressiva e di pessimo gusto, che riflette la tensione politica nella capitale.

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