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La Fed fuori dall’emergenza Nel 2022 primo rialzo dei tassi

La Federal Reserve vede un orizzonte sereno, perciò si prepara a ridimensionare gradualmente le misure di emergenza a sostegno dell’economia. Le nubi all’orizzonte ci sono: dalla variante Delta alle difficoltà di Joe Biden nel fare approvare le prossime manovre di bilancio; l’inflazione; infine i tremori che vengono dalla Cina con il rischio di crac del colosso immobiliare Evergrande. Eppure nulla di tutto ciò sembra abbastanza grave da indurre ripensamenti nella Banca centrale più potente del mondo. La Fed ha deciso che già dal suo prossimo meeting – fissato per il 2 e 3 novembre – inizierà a ridurre i suoi acquisti mensili di 120 miliardi di dollari di bond (di cui 80 miliardi in buoni del Tesoro, 40 in titoli legati all’emissione di mutui). Inoltre prevede che comincerà a rialzare i suoi tassi d’interesse direttivi entro la fine del 2022.Di solito una politica monetaria che diventa più restrittiva spaventa gli investitori, perché l’aumento del costo del denaro rallenta la crescita e pesa sui profitti. In questo caso i mercati hanno reagito bene, perché vedono il bicchiere mezzo pieno: l’ottimismo della Fed sulla buona salute della ripresa economica, almeno negli Stati Uniti. C’è sempre un condizionale e il comunicato della Fed dice che le sue prossime misure accadranno «se il miglioramento continua in modo ampio come prevediamo». Ma al momento prevale la fiducia. Questo significa che sta per chiudersi un altro capitolo di politica monetaria “emergenziale”, le misure eccezionali messe in campo fin dall’inizio della pandemia. È dal marzo 2020 infatti che la banca centrale Usa tiene i suoi tassi direttivi vicini a zero, e inietta liquidità abbondante nell’economia attraverso l’acquisto di bond. È una politica non del tutto nuova, riprende gli stessi strumenti che erano stati inaugurati dopo la crisi dei mutui subprime nel 2008-2009. Però le dimensioni del “quantitative easing” durante la pandemia hanno perfino superato quel che fu fatto dall’allora presidente della Fed Ben Bernanke dopo lo schianto sistemico del 2008: oggi la Fed ha accumulato un portafoglio titoli di 8.400 miliardi di dollari, il doppio rispetto a un anno e mezzo fa. Ci ha aggiunto la Dottrina Powell, dal nome dell’attuale presidente della Fed Jerome Powell: la volontà di spingere l’inflazione sopra il 2%. C’è riuscita visto che l’ultimo dato è di un’inflazione Usa al 4,2%.Ancora non può cantare vittoria sul fronte dell’occupazione, invece: dei 10 milioni di posti di lavoro persi durante la fase iniziale della pandemia, ne sono stati recuperati solo la metà. Per questo l’allentamento delle misure d’emergenza avverrà in modo cauto e graduale.La Fed osserva con attenzione quel che sta facendo la sua gemella cinese. La banca centrale di Pechino ha dovuto iniettare 19 miliardi di dollari di liquidità di breve termine nel suo sistema, per frenare le ricadute del panico su Evergrande. Questo colosso immobiliare, il più grande di tutta la Cina, sta seduto su una montagna di debiti che ufficialmente raggiunge gli 88 miliardi di dollari e secondo alcune stime si aggira sui 200 miliardi. Il magazine economico più autorevole in Cina, Caixin, nella sua edizione in lingua inglese ha paragonato la bancarotta imminente di Evergrande al fallimento di Lehman Brothers che fu l’inizio del disastro sistemico del 2008 a Wall Street. Oggi scadono 83,5 milioni di dollari in bond di Evergrande denominati in dollari, e i mercati mondiali aspettano di vedere se la società sarà in grado di onorare questa tranche di pagamenti ai suoi creditori.Evergrande ha progetti immobiliari in 200 città ed è il simbolo della bolla speculativa cinese. Di fronte al rischio di insolvenza ha cominciato a pagare certe categorie di fornitori e creditori cedendogli degli appartamenti incompiuti, in immobili ancora in via di costruzione.È un test cruciale per il governo di Xi Jinping e di riflesso potrebbe diventare un problema mondiale, viste le dimensioni dell’economia cinese e il coinvolgimento di tanti investitori internazionali. La crisi di Evergrande è stata in parte scatenata dal governo stesso, quando Xi ha deciso di limitare gli eccessi speculativi sul mercato immobiliare. Ci sta riuscendo così bene che ad agosto il valore medio delle case è sceso del 20%. Ora il governo deve riuscire a gestire in modo ordinato lo sgonfiamento della bolla, evitando che coinvolga altri gruppi immobiliari, metta in pericolo la stabilità del sistema bancario, e crei tensioni sociali.

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