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La Fed: crescita più forte nel 2011

di Mario Platero

L'inflazione e le polemiche sull'inflazione in America hanno occupato ieri di prepotenza la scena del dibattito economico. Due risultati apparentemente contraddittori hanno riproposto uno scontro fra mercati, che temono un ritorno dell'inflazione, e Federal Reserve che mantiene invece una posizione relativamente ottimista. In mattinata abbiamo avuto un aumento dei prezzi alla produzione dello 0,8% in gennaio dopo un aumento dello 0,9% in dicembre. Si tratta dell'aumento più forte in due anni. È vero che il dato è deviato da siccità, inondazioni e più recentemente dalla crisi per la produzione di grano cinese, notizie che hanno spinto al rialzo i prezzi delle materie prime. Ma, al di là delle motivazioni, l'aumento dei prezzi all'ingrosso in America si aggiunge a dati preoccupati sul fronte dei prezzi rilevati in Cina nei giorni scorsi e porta evidenza empirica contraria alla serenità con cui la Federal Reserve affronta il problema.

Proprio ieri infatti i verbali dell'incontro del 25/26 gennaio hanno confermato che la Fed ha invece lasciato invariate le sue proiezioni di crescita dell'inflazione fra l'1,3% e l'1,7% per il 2011. Questa mattina, vi sarà un dato importante, l'indice dei prezzi al consumo per il mese di gennaio. In dicembre l'aumento è stato dello 0,5% più alto del normale. Le attese però sono per un aumento dello 0,3 per cento. Ma al di là dei dati di ieri e delle attese, un dato centrale per le decisioni della Fed, il tasso "centrale" depurato di elementi volatili nella componente prezzi resta saldamente ancorato allo 0,1 per cento. «È questo il nostro punto di riferimento – ci dice una fonte vicina alla Fed – il tasso core è rassicurante, non abbiamo ragione di cambiare la nostra politica». La Fed ha anche migliorato le sue stime per la crescita dell'economia nel 2011: prevede un aumento del Pil fra il 3,4 e il 3,9%, ma un tasso di disoccupazione ostinatamente elevato, fra l'8,8 e il 9 per cento. Per questo, per la disoccupazione, non si temono rimbalzi inflazionistici preoccupanti e la manovra QEII continuerà invariata fino a giugno quando si sarà esaurito il fondo da 600 miliardi di dollari stanziato per effettuare acquisti sul mercato. Lo scenario più attendibile prevede un esaurimento della manovra espansiva a giugno, una posizione neturale fino alla fine dell'anno e una leggera stretta a partire dal 2012.

In questo contesto, il dibattito sul bilancio, sul disavanzo e, soprattutto sulle proiezioni per un forte aumento del debito è passato per un momento in secondo piano. Anche perché, dopo le dichiarazioni di martedì del presidente Barack Obama, che ammetteva limiti «all'aspetto strutturale di questo bilancio» e confermava che «la nostra missione immediata deve essere quella di contenere la spesa», vi sono state aperture da alcuni influenti repubblicani. In un'atmosfera che potrebbe essere non diversa da quella che maturò in dicembre. È lecito pensare perciò che il tentativo di un approccio bipartisan ai tagli da una parte (ma non a tutto campo!) e all'impostazione di una soluzione per alcuni disavanzi strutturali su pensioni e assistenza medica per gli anziani, potrebbero prendere corpo da qui all'autunno prima della grande pausa pre elettorale.
 

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