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La Fed congela l’aumento dei tassi

Due aumenti dei tassi di interesse invece di quattro. Comunque non capiterà nulla prima della seconda metà dell’anno con un livello dei tassi interbancari americani non superiore all’1% da qui all’inizio del 2017.
Per una volta la signora Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, ci ha dato una notizia chiara alla fine delle riunioni di ieri del Comitato Monetario della Banca Centrale americana: la politica resterà accomodante con soli due aumenti in risposta a volatilità e incertezze sul fronte economico. E il colpo d’ala della colomba Yellen ha subito rassicurato i mercati che sono partiti al rialzo con una certa rapidità subito dopo il comunicato e la conferenza stampa: «Non guardiamo solo ai rischi negativi per l’economia che pure ci sono per fattori esterni alla nostra – ha detto la Yellen – guardiamo anche al “rischio” che invece le cose migliorino grazie alle azioni della Banca del Giappone e della Banca Centrale Europea».
La situazione oggi è certamente molto più rassicurante di quanto non fosse appena sei settimane fa. L’indice Dow Jones è solidamente al di sopra di quota 17.000 e le azioni coordinate delle banche centrali hanno certamente aiutato. La Yellen ha anche confermato che l’economia americana tiene, con un tasso di crescita che potrà essere più contenuto di quanto si prevedesse l’anno scorso con una solidità di fondo soprattutto sul fronte occupazione che da ottime garanzie sul fronte consumo: «L’economia ha goduto di una espansione moderata nonostante gli sviluppi economici e finanziari globali», scrive la Fed modificando il linguaggio dell’ultimo comunicato leggermente più prudente. Un altro cambiamento lo abbiamo registrato sulle prospettive inflazionistiche, mentre nel precedente comunicato si registravano «sottoutilizzi delle risorse per il mercato del lavoro», oggi si dice che seppure l’inflazione corra al di sotto dei livelli voluti, «con il rafforzamento del mercato del lavoro si sono visti dei segnali inflazionistici negli ultimi mesi». Il resto del comunicato resta più o meno invariato rispetto a quello di sei settimane fa.
Tradotto in termini pratici, il messaggio della Fed è rassicurante, ma non solo per l’azione che resterà accomodante sul fronte monetario, ma per una prospettiva di una tenuta del tasso di crescita americano quando appena poche settimane alcuni anticipavano non solo un rallentamento ma addirittura un pericolo di recessione pergli Usa. Il pericolo appare oggi scongiurato, almeno per questo 2016 che soffrirà però per le incertezze come ci ha detto la Yellen in conferneza stampa: «Abbiamo avuto ultimamente revisioni al ribasso delle stime di crescita globale, la congiuntura cinese sembra rallentare, non certo una sorpresa, in Giappone la crescita nel quarto trimestre è stata negativa e anche in Europa le stime parlano di una crescita leggermente più bassa…mentre Paesi come Canada Messico sentono l’effetto del ribasso dei prezzi del petrolio». Sono questi i rischi esterni a cui si riferiva la Yellen, rischi presenti, rischi attivi di una diminuzione della crescita globale con previsioni «leggermente più basse non drasticamente più basse», ha aggiunto.
Per questo in America non si parlerà di tassi negativi, per questo la conferma degli aumenti dei tassi, seppure più contenuti per quest’anno anche se «se necessario abbiamo altri strumenti per stimolare la crescita…i tassi negativi sembrano avere risultati misti in altri Paesi» e, comunque sia, «la Fed non sta attivamente discutendo se rendere più accomodante la sua politica anche perché l’economia migliora e l’inflazione cresce». Di quanto?
Chiudiamo con le stime. Per il 2016, la Fed si aspetta una crescita del 2,2%, contro previsioni a dicembre del 2,4%. Il tasso di disoccupazione sarà del 4,7%, in linea con stime precedent; l’inflazione invece resterà ferma all’1,2%, meno dell’1,6% di dicembre e ben al di sotto del 2% volute. Per il 2017 crescita al 2,1% con inflazione all’1,8%. L’obiettivo nel 2017 sarà più vicino.

Mario Platero

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