Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Fed conferma le attese, primo taglio dei tassi dal 2008

La Federal Reserve ha mantenuto gli impegni facendo scattare il primo taglio dei tassi d’interesse americani dalla grande crisi e recessione del 2008, una riduzione d’un quarto di punto al 2%-2,25 per cento. La Fed ha rafforzato la sua scelta di stimolo mettendo fine con due mesi di anticipo al ridimensionamento del portafoglio di asset accumulato con le strategie di Quantitative easing, tuttora pari a 3.800 miliardi di dollari. Un’azione nell’insieme disegnata per combattere rischi di contagio dalla debolezza globale e da tensioni commerciali, mentre l’espansione americana, oltrepassati record di longevità, resta in carreggiata ma rallenta.

Il vertice Fed, che ha visto otto voti a favore e due contrari all’intervento, ha anche lasciato la porta aperta a ulteriori tagli. «Agiremo in modo appropriato per sostenere l’espansione» ha fatto sapere. Nel comunicato ha spiegato che l’economia appare solida – con crescita «moderata», occupazione «robusta» e probabilmente capace d’una continua marcia – ma di voler agire alla luce di aumentate «incertezze», delle «implicazioni degli sviluppi globali per l’outlook e delle deboli pressioni inflazionistiche». Il presidente della Fed Jerome Powell ha tuttavia suggerito nella conferenza stampa che potremmo non essere all’inizio di un lungo ciclo di allentamenti ma piuttosto nel mezzo di un «aggiustamento». Gli indici di Borsa, che si aspettano ripetuti tagli anticipati dalle piazze future a cominciare da settembre, sono scivolati di circa l’1 per cento.

Powell ha anche chiarito che l’azione rappresenta una vera e propria polizza di «assicurazione contro rischi negativi». Ha citato esplicitamente il declino del manifatturiero e degli investimenti aziendali sul fronte interno; scosse commerciali e deludente andamento economico all’estero; e ha posto particolare accento su un’inflazione tuttora troppo labile.

Le sue parole mostrano come l’intervento porti a compimento un cambiamento avvenuto nelle valutazioni di economia e politica monetaria della Fed. Con limitati margini di manovra in caso di shock o recessioni, perché i tassi sono tuttora relativamente bassi, la Fed ritiene di dover agire subito in modo preventivo, senza attendere rovesci, per essere più efficace. L’analisi dello stato dell’espansione è a sua volta mutato. Se in passato aveva considerato la carenza di pressioni sui prezzi un fenomeno temporaneo adesso, con l’inflazione quest’anno nuovamente sotto il 2%, non ne è più convinta. L’abituale relazione tra disoccupazione ai minimi storici – 3,7% in giugno – e aumenti dei prezzi va ripensata. L’indice del costo del lavoro ha evidenziato ieri un deludente incremento dello 0,6% nel secondo trimestre rispetto al primo, e del 2,7% su base annuale, il minimo dagli inizi del 2018.

E nuovi studi hanno mostrato come ampi settori, da sanità a beni durevoli, sembrino impervi a saliscendi della domanda.

Le ombre più pesanti, per la Banca centrale, arrivano dai legami ormai molti stretti tra le economie mondiali, tali da rendere gli Stati Uniti più vulnerabili a evoluzioni internazionali, in particolare dopo che il Pil statunitense ha frenato al 2,1% tra aprile e giugno. Gli scontri sull’interscambio sono tornati alla ribalta nelle stesse ore del vertice Fed: un nuovo round negoziale tra delegazioni di Stati Uniti e Cina si è chiuso con un nulla di fatto, segnalando un cammino ancora lungo e accidentato. Le Fed ha infine indicato, sempre in tema di globalizzazione, che non è oggi opportuno scostarsi troppo dai tassi dei partner per l’effetto che questo può avere su mercati dei capitali e valute e la Bce appare qui pronta a spingersi ulteriormente in territorio negativo.

Quel che la decisione della Fed per il momento non rivela, con la sua difesa delle ragioni strettamente economiche della decisione, è un genuflettersi alle pressioni politiche esercitate dal presidente Donald Trump: la Casa Bianca, senza riguardo per l’indipendenza della Banca centrale considerata chiave di autorevolezza, ha lanciato un’aggressiva campagna per invocare tagli immediati dei tassi di un intero punto percentuale. Alla vigilia della mossa, Trump aveva già dichiarato che non era «sufficiente». Tweet dopo tweet, Trump ha accusato Powell di danneggiare l’economia americana e permettere a rivali europei e asiatici di avvantaggiarsi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Via libera agli indennizzi per i risparmiatori truffati dalle banche: ieri, il ministro dell’Econo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Quaranta giorni per salvare Alitalia prima che si esauriscano le risorse residue del prestito ponte ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La crisi di governo fa subito vacillare il precario equilibrio della finanza pubblica italiana e apr...

Oggi sulla stampa