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La Fed «apre» a un rialzo dei tassi

Se i mercati cercavano un appiglio per fare un po’ di cassa dopo i rialzi delle ultime sedute (che hanno portato Piazza Affari stabilmente sopra i 20mila punti) ieri ne hanno trovati almeno tre. Il Fondo monetario internazionale ha comunicato che nell’Eurozona sussistono «crescenti timori di deflazione» e ha invitato la Bce a praticare «un ulteriore allentamento monetario». Parole forti a cui si è frapposto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann secondo cui «i tassi bassi non saranno una condizione permanente». In questo climax si sono aggiunte le tensioni provenienti dall’Ucraina. Gli scontri a Kiev tra manifestanti e forze dell’ordine hanno surriscaldato un quadro traballante. Il listino ucraino ha ceduto il 3,2% e quello russo il 2,8%. Hanno perso terreno anche le rispettive valute aggravando il bilancio da inizio anno (il rublo ha perso 9 punti sul dollaro e la valuta ucraina l’8%). Il terzo appiglio che i mercati hanno colto per rifiatare è legato all’attesa per le minute della Fed (i verbali della riunione del 28-29 gennaio) sulle quali la reazione europea si scoprirà oggi, dato che sono state pubblicate alle 20, quando i trader del Vecchio Continente erano già in qualche pub. 
Sono emersi retroscena di rilievo. Su tutti il cambio di orientamento. Mentre l’Europa potrebbe portare i tassi sui depositi sotto zero negli Usa si stanno preparando a un rialzo dei tassi. Alcuni partecipanti del Fomc (il comitato operativo della Fed) hanno proposto di alzare il costo del denaro «relativamente presto» e tutti si sono detti d’accordo nel modificare presto la «forward guidance» sui tassi, che al momento è previsto restino tra lo zero e lo 0,25%. Per questo motivo molti sarebbero favorevoli a rivedere la soglia del tasso di disoccupazione al 6,5%, in base alla quale viene oggi calibrata la politica monetaria. Quanto al tapering (il piano di riduzione degli stimoli che viaggia al ritmo di 65 miliardi) «diversi partecipanti hanno affermato che, in mancanza di apprezzabili cambiamenti nelle prospettive economiche, dovrebbe esserci la chiara presunzione di una riduzione degli stimoli che continui al ritmo di 10 miliardi di dollari a ogni vertice». Gli analisti sono divisi tra chi crede che la Fed annuncerà il prossimo taglio già nella riunione di marzo e chi ipotizza che possa prendersi una pausa in attesa di segnali più chiari dall’economia. Ieri infatti hanno deluso i dati sulle aperture di cantieri edili a gennaio negli Stati Uniti, crollati del 16% (va però anche considerato l’effetto maltempo). Resta il fatto che le minute della Fed un effetto lo hanno sortito. Il biglietto verde si è portato a quota 1,3737 sull’euro e i tassi dei T-bond sono risaliti dal 2,68% al 2,74% mentre Wall Street ha virato al ribasso. Come dire, i mercati da ieri hanno iniziato a scontare in parte un rialzo dei tassi negli Usa prima del 2015. Oggi scopriremo la reazione delle Borse europee che intanto ieri hanno “riposato”. Piatto l’Eurostoxx (+0,11%). In leggero ribasso il Ftse Mib (-0,2%). Sul mercato obbligazionario lo spread ha chiuso a 193 con il rendimento dei BTp decennali (che ormai ha più significato dello spread stesso) al 3,59%. Da segnalare il flop dell’asta in Germania che non è riuscita a collocare l’intero ammontare (5 miliardi) di Bund a 10 anni. Ne son stati venduti per 3,769 miliardi in quella che la Bundesbank ha definito un’asta «tecnicamente non coperta». Il rendimento medio dei Bund con scadenza 2024 è sceso all’1,64%. Se dovesse scendere sotto quota 1,6% si potrebbe aprire un chiaro segnale di avversione al rischio.
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