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La Fed approva «Basilea 3»: più capitale per le banche

Le regole di Basilea 3, quelle studiate per rafforzare le banche internazionali, sono pronte ad arrivare anche negli Stati Uniti. Saranno ferree per le otto maggiori istituzioni finanziarie, quelle di interesse sistemico, ma in forma più «light» per le piccole. Ieri la Federal Reserve ha infatti votato all’unanimità per approvare i nuovi requisiti patrimoniali, la cui entrata in vigore era invece stata posticipata lo scorso novembre.
Le regole di Basilea 3 sono state pensate dopo la crisi finanziaria scoppiata nel 2007, proprio per rendere le banche più solide ed evitare crack come quello di Lehman Brothers. L’assunto fondamentale di queste regole è semplice: per ogni attività che una banca svolge (dall’erogazione di un prestito all’acquisto di titoli finanziari), la stessa banca deve avere da parte un cuscinetto di capitale di “protezione”. Ebbene: la quantità di capitale, d’ora in avanti, dovrà rispettare gli standard internazionali per le otto banche più grandi. Dovrà farlo anche per le banche minori, ma per le più piccole sono state pensate alcune deroghe e alcune facilitazioni che permettano di effettuare i calcoli in maniera più favorevole. Dopo mesi di limature, la struttura dei nuovi requisiti patrimoniali è stata quindi definita.
I nuovi criteri sono sintetizzati in alcuni numeri tecnici: il «common equity Tier 1 capital ratio» dovrà essere pari al 4,5%, il «Tier 1 capital ratio» pari al 6% e il «total capital ratio» all’8% dei cosiddetti risk weighted assets (cioè degli attivi ponderati per i rischi). Di fatto, questo significa che le banche dovranno avere una quantità di capitale che rispetti queste percentuali rispetto al totale delle loro attività. Percentuali uguali a quelle adottate in Europa. Le banche più grosse, come detto, hanno gli standard più elevati: si tratta di Goldman Sachs, Bank of America, JP Morgan, Citigroup, State Street, Bank of New York, Wells Fargo e Morgan Stanley.
Per le banche più piccole, invece, sono state previste alcune agevolazioni che rispondono alle esigenze sollevate dalle varie lobby. Le Autorità di vigilanza hanno per esempio varato per loro alcune modifiche ai criteri di ponderazione dei mutui residenziali (in modo da rendere più favorevole il calcolo dei risk-weighted asset). Oppure hanno permesso a questi istituti di computare alcuni tipi di titoli «trust-preferred» all’interno del capitale. E hanno varato altri piccoli accorgimenti tecnici, per rendere le nuove regole più «soft» per le banche più piccole. Per loro non sarà comunque una grande rivoluzione: ad oggi, calcola la Fed, oltre il 90-95% degli istituti con attivi inferiori ai 10 miliardi di dollari rispetta già i requisiti di capitale nuovi. Per gli istituti più piccoli ci sarà anche un periodo di transizione più lungo: l’entrata in vigore, per i piccoli istituti, slitta infatti al gennaio 2015. Per le banche più grandi, invece, il via è al primo gennaio 2014.
La rivoluzione, però, non finisce qui. Presto arriveranno anche altre regole, negli Stati Uniti, per rendere le banche più stabili. Danier Tarullo, responsabile della Federal Reserve per le regolamentazioni, ha annunciato che presto dovrebbero essere varate nuove normative sulla leva finanziaria delle banche, nuove disposizioni per obbligare le banche ad avere almeno una quota minima di debito a lunga scadenza (per evitare l’eccesso di debiti brevi) e altre riforme. L’idea di fondo è di rendere sempre più costose, per le banche, le grandi dimensioni e le attività speculative. «Alla fine l’insieme di tutte queste misure creeranno requisiti di capitale adeguati per ognuna delle vulnerabilità delle banche», ha spiegato ieri Tarullo. Anche negli Stati Uniti, dunque, arrivano i requisiti di Basilea 3. Lo scorso novembre l’entrata in vigore delle nuove regole era stato rinviato, perché le banche non erano pronte. Del resto il rinvio delle normative più dure è prassi oltreoceano (e non solo): calcola lo studio legale Davis Polk che della monumentale legge Dodd-Frank, varata dopo la crisi per regolare l’attività finanziaria, per ora solo il 38,9% delle disposizioni sia già entrato in vigore.

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