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La febbre dell’Opa agita Fonsai

di Sergio Bocconi

MILANO— Aprono in caduta libera ma cambiano presto rotta i titoli della scuderia Ligresti, tornati in quotazione dopo la sospensione di venerdì in attesa del parere Consob che ha stabilito l’Opa obbligatoria di Groupama su Premafin e Fonsai. Al termine della giornata, la holding ha chiuso con un leggero rialzo dello 0,68%, mentre le azioni della compagnia presieduta da Jonella Ligresti «volano» a 7,25 euro con un rialzo dell’ 8,61%. Il boom di Fonsai sembra accreditare ipotesi di Opa di Groupama. Oppure di operazioni di ricapitalizzazione diluitive per Premafin e dunque con l’esito di rendere più «scalabile» la compagnia controllata. Senza dubbio si tratta comunque di movimenti speculativi, dettati soltanto da ipotesi, visto che nulla per il momento attenua l’incertezza seguita al parere della commissione. Groupama ha già detto che si riserva di valutare le opzioni aperte, e ieri fonti vicine al dossier hanno confermato che il gruppo francese non ha ancora deciso di ritirarsi dalla partita. Per il momento non sono comunque stati convocati consigli o comitati quindi gli uomini di Jean Azéma stanno ancora esaminando le motivazioni della Consob e riflettendo sulle strade percorribili (uscita di scena, riformulazione dell’accordo con i Ligresti, Opa). Premafin ieri ha emesso una nota per dire che la holding di Salvatore Ligresti «valuterà attentamente le possibili opzioni dirette al rafforzamento patrimoniale del gruppo e terrà conseguentemente informato il mercato» . La preoccupazione principale è in effetti rivolta agli aumenti di capitale di Premafin (fino a 250 milioni) e Fonsai (fino a 460), deliberati dalle assemblee con l’assegnazione delle relative deleghe ai consigli che dovranno decidere quando e come esercitarle. L’eventuale ritirata di Groupama renderebbe tutto più complicato. I francesi si erano impegnati a investire in Premafin 150 milioni fra sottoscrizione di nuove azioni e acquisto dei diritti, risorse che poi sarebbero state trasferite per un centinaio di milioni nell’aumento di Fonsai. Pur restando invariata la rete di garanzia di Credit Suisse, che con un pool di banche si è impegnato a rilevare l’eventuale inoptato, il mancato intervento transalpino potrebbe portare a una revisione dei termini dell’operazione. Magari limitandola a Fonsai, con una possibile diluizione della Premafin oppure con un intervento delle banche, Unicredit in testa, a fianco dei Ligresti. In questo secondo caso potrebbe essere confermata anche la ricapitalizzazione della holding. Nella nota che Mediobanca securities ha emesso ieri come ogni mattina, si legge riguardo al gruppo Premafin che a questo punto «tutte le opzioni restano aperte» . Gli analisti di Piazzetta Cuccia mettono poi in rilievo che, senza le risorse di Groupama, le ricapitalizzazioni potrebbero essere fortemente diluitive e rendere entrambe le società, oppure la sola Fonsai, scalabili. Per il gruppo Ligresti il rafforzamento patrimoniale è una priorità che richiede soluzioni a breve termine. Il 23 marzo il consiglio di Fonsai esaminerà il bilancio e l’attenzione è rivolta in particolare al margine di solvibilità, il rapporto fra riserve più mezzi propri e gli impegni verso gli assicurati. Il «minino» è 100%e a fine settembre Fonsai era scesa al 109%. L’Isvap, che da settembre ha in corso un’ispezione «nata» sulla governance e che da gennaio ha acceso un faro anche sul tema della solidità patrimoniale, in caso di ulteriore calo al 100%dovrebbe intervenire con un richiamo formale. I tempi sono dunque stretti.

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