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La fattura vincola l’avvocato

Il legale non può pretendere dal cliente mediante decreto ingiuntivo un compenso maggiore rispetto a quello preventivato nel preavviso di fattura: lo hanno chiarito i giudici della II sezione civile della Cassazione nell’ordinanza 10757/2019, intervenendo sul ricorso di un avvocato avverso la sentenza di appello a seguito della quale in totale riforma della decisione di I grado veniva revocato il decreto ingiuntivo ottenuto per compensi professionali.A fronte del secondo motivo di censura, relativo al fatto che la Corte di appello aveva fondato la propria decisione sulla circostanza che l’avvenuta presentazione di una nota spese nel giudizio avesse precluso la liquidazione di maggiori compensi, senza considerare che la determinazione degli onorari nei confronti del cliente soggiace a criteri legali diversi rispetto a quelli applicabili nei confronti del soccombente, gli ermellini rispondono non solo rilevando che già in precedenza il medesimo avvocato aveva trasmesso alla propria assistita due preavvisi di fattura nei quali per l’impiego professionale profuso con riferimento alla causa in questione aveva indicato un determinato importo; ma richiamano altresì un costante orientamento sul punto, secondo il quale «ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza». Ora, la suddetta ratio decidendi è stata presa dal giudice di appello «del tutto coerentemente, come base di calcolo del valore della prestazione»: ne deriva che il professionista non poteva pretendere, così come ha fatto con la proposta monitoria, la corresponsione di compensi per importi superiori, quanto meno a quelli di cui alla nota spese depositata.

Così argomentando, hanno quindi rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio oltre al contributo unificato.

Adelaide Caravaglios

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