Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La fattura elettronica lancia il grande conto alla rovescia

Dopo tre anni e mezzo di vita e quasi 80 milioni di documenti gestiti, la fatturazione elettronica tenta il grande balzo in avanti. Secondo il disegno di legge di Bilancio licenziato dal Senato e ora all’esame alla Camera, dal 1° gennaio 2019 la “e-fattura” coinvolgerà tutte le operazioni business to business (B2B), cioè le transazioni tra operatori commerciali.
Il testo votato dai senatori, in realtà, prevede l’obbligo di fattura elettronica anche per le transazioni nei confronti dei privati per le quali è prevista l’emissione della fattura – e non dello scontrino o della ricevuta – come nel caso dell’acquisto di materiali per l’edilizia destinati alla ristrutturazione della casa. Su questo punto, però, si sta studiando un correttivo da far votare alla Camera, per evitare che i consumatori siano costretti ad aprire una casella di posta elettronica certificata (Pec): la soluzione potrebbe essere mettere a disposizione il documento nel cassetto fiscale delle Entrate, anche se i contribuenti in possesso del Pin Fisconline la scorsa primavera erano 5,8 milioni, probabilmente ancora troppo pochi per far fronte a un obbligo a tappeto.
In attesa di conoscere le regole per le operazioni business to consumer, è chiaro – comunque – che la vera svolta in termini numerici sarà la fatturazione elettronica estesa a tutto il mondo B2B.
Le imprese, i professionisti e i titolari di partita Iva dovranno adeguare sistemi operativi e prassi commerciali, sempre che non si siano già allineati per operare con la Pa o (caso ancora raro) non abbiano scelto di portarsi avanti per efficienza gestionale. A un significativo cambio di passo, però, sarà chiamato anche il Sistema di interscambio (Sdi), l’infrastruttura su cui finora hanno viaggiato le fatture elettroniche emesse dai privati nei confronti della Pa. Gli 80 milioni di documenti gestiti dalla piattaforma da quando – nel giugno 2014 – la “e-fattura” è diventata obbligatoria nei confronti delle amministrazioni centrali sarebbero poca cosa rispetto ai numeri in arrivo. Un flusso stimabile in 1,3 miliardi di fatture all’anno, cioè 108 milioni al mese.
È probabile che lo Sdi avrà bisogno di un potenziamento, se non di una vera riorganizzazione. Finora il sistema ha retto bene, almeno fino a quando si è trattato di gestire il transito delle fatture. Ma quando si è allargato il raggio di intervento – per esempio, quando si è voluta utilizzare la piattaforma anche per farvi viaggiare i dati sullo spesometro – l’infrastruttura ha mostrato la corda.
D’altra parte, nei primi mesi di applicazione, il flusso di fatture da gestire era inferiore ai 400mila documenti al mese, poi salito intorno ai 2 milioni e mezzo quando si sono aggiunte le Pa locali (aprile 2015).
Negli 80 milioni di fatture elettroniche gestite dallo Sdi dal suo debutto allo scorso 31 ottobre sono comprese quelle andate a buon fine, ma anche quelle scartate dal sistema, che comprendono sia quelle rifiutate prima dell’identificazione del destinatario, sia quelle lavorate da Sdi e non inviate per vari motivi (per esempio, file non integro o non conforme al formato oppure con dimensioni superiori a quelle ammesse). Nel totale ci sono anche le fatture che i privati B2B hanno iniziato a scambiarsi in via telematica su base facoltativa. Si tratta, per ora, di una libera scelta, che il legislatore ha tentato di incentivare, ma con scarso successo. In dieci mesi sono transitate per Sdi quasi 115mila fatture di privati, il 14% delle quali messe da parte perché irregolari. L’andamento mese su mese registra un aumento – a ottobre si è arrivati a oltre 25mila fatture B2B –, ma nel complesso è solo lo 0,4% delle “e-fatture” emesse quest’anno.
La percentuale dei documenti scartati segna la differenza tra un procedimento ormai a regime, come quello nei confronti della Pa, e uno nuovo, come quello partito a gennaio per i privati. Nel primo caso, infatti, le fatture scartate, che avevano raggiunto quota 19% a inizio 2015, sono ora scese al 4 per cento. «Una percentuale fisiologica – spiega Alessandro Alfano, consulente di Agid (l’Agenzia per l’Italia digitale) per la fatturazione elettronica – che dimostra la maturità del sistema».
Ora si tratta di vedere come proseguirà l’attuazione delle novità da qui al 2019, considerando che un primo test anticipato ci sarà già al 1° luglio 2018, data in cui è prevista l’estensione della fattura elettronica alle transazioni riguardanti carburanti (benzina e gasolio) e alla filiera degli appalti pubblici.

Antonello Cherchi
Cristiano Dell’Oste

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa