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La fattura elettronica aiuta la lotta l’evasione

L’e-fattura aiuta gli audaci. Nella fattispecie l’Agenzia delle entrate, che, nei primi due mesi del 2019, è riuscita, grazie alla fattura elettronica, a intercettare acquisti fittizi per 3,2 mld di euro e a bloccare falsi crediti Iva per 688 mln di euro. Il risultato, annoverato come i primi effetti dell’analisi rischio basata su e-fatture e dati del portale fatture e corrispettivi, è stato fornito ieri da Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia durante la conferenza di presentazione dei risultati 2018 del contrasto all’evasione (si veda altro articolo in pagina). Il lavoro ha consentito di incrociare i dati evidenziando ingenti crediti Iva nelle dichiarazioni annuali, assenza di fatture in acquisto nel portale fatture e corrispettivi e fatture di acquisto emesse da soggetti con un elevato profilo di rischio.

L’incrocio dei dati ha consentito di mettere in campo circa 100 dipendenti dedicati che hanno svolto accessi in tutta Italia scoprendo sedi inesistenti, attività economiche assenti e acquisti fittizi per importi molto consistenti.

I risultati dell’operazione al momento hanno visto il blocco di 656 mln di euro che non potranno essere usati in compensazione mentre i restanti 32 mln sono in corso di recupero da parte delle direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate, con contestuale coinvolgimento delle procure competenti. Insomma, un avvio che fa ben sperare l’Agenzia delle entrate sugli sviluppi della fatturazione elettronica nel contrasto delle frodi in termini di risultati di gettito. Tutto questo mentre ad oggi sono arrivati ai server dell’Agenzia 350 mln di documenti da parte di circa 2,7 mln di operatori, con una percentuale di scarto dovuta a errori pari a 3,85% del totale.

Compliance

Dalle lettere di compliance l’erario ha incassato 947 euro in media da quasi 2 mln di contribuenti. Finito l’effetto traino delle una tantum, come la voluntary disclosure, la voce di maggiore vitalità nel recupero complessivo dell’evasione è proprio quella della compliance. L’esperienza delle lettere di sollecito dell’Agenzia ai contribuenti ha registrato nel 2018 un incremento del 38% rispetto al 2017, e del 260% rispetto al 2016, primo anno in cui si è monitorata la misura di moral suasion. Dalle lettere di compliance sono arrivati al fisco 1,8 mld di euro a fronte di 1,9 mln di comunicazioni inviate. L’Agenzia non fornisce il dato di quanti, una volta ricevuto l’alert con cui il fisco riscontra l’errore e li invita a regolarizzarsi spontaneamente, rispondono. Se si fa una mera divisione tra l’incassato e le comunicazioni spedite l’importo medio è di 947 euro a lettera. Gli alert più numerosi inviati riguardano quelli legati all’Iva trimestrale.

Recupero ordinario

Per quanto riguarda il recupero ordinario, i versamenti diretti, che comprendono le somme versate con modelli F23/F24 a seguito di atti emessi dall’Agenzia delle entrate, hanno segnato un incremento del 10% passando da 10,2 a 11,25 mld. In questo conteggio ci sono anche i mega accertamenti chiusi nei confronti di Facebook che versò 100 mln e Banca Mediolanum che ha chiuso la vertenza con un accertamento con adesione da 78 mln di euro.

Il numero dei controlli riguarda solo la fetta dei grandi contribuenti. Le verifiche registrano un incremento sono passate a 304 nel 2018, erano state 281 nel 2017.

Cristina Bartelli

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