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La farmaceutica a quota 30 miliardi

ROMA
I simboli dell’orgoglio sono una produzione al top europeo da 30 miliardi, l’export che macina primati e che ha toccato i 23 miliardi, l’occupazione che cresce, gli investimenti che lievitano a 2,6 miliardi (1,4 in R&S). Il riconoscimento è al Governo che ha garantito due anni di stop a tagli e cambi di regole. Il futuro è uno «tsunami» della farmacologia che cambierà (in meglio) i destini di donne e uomini. Ma il presente è l’isola che in Italia non c’è, e che le industrie fortissimamente vorrebbero: la nuova governance della farmaceutica pubblica che sappia guardare avanti e gettarsi alle spalle i preconcetti e punti tutto su innovazione, sviluppo, occupazione.
In poche parole, quella ripresa dell’economia italiana – che non c’è – di cui le industrie del pharma si sentono protagoniste. «La voglia d’Italia non è mai stata così forte come adesso, noi vogliamo continuare a credere nel Paese», assicura il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Ma «adesso ci aspettiamo che la governance arrivi presto, esattamente come il premier Matteo Renzi le la ministra Beatrice Lorenzin l’hanno prospettata ai Ceo mondiali delle industrie farmaceutiche qui in Italia».
Con una carezza al Governo, ma allo stesso tempo con una bacchettata in piena regola alle regioni che sulla governance del farmaco Ssn la pensano ben diversamente, sul tavolo dell’assemblea pubblica di Farmindustria svoltasi ieri a Roma, ha fatto irruzione sulla scena la partita delle partite per il settore: la politica e il modello di gestione della spesa farmaceutica. Tanto più attuale, l’argomento, perché avviene proprio nel momento in cui il Governo ha appena varato il decreto legge per il pay back (ripiano) da quasi 1,8 mld a carico delle imprese per il superamento del budget della farmaceutica ospedaliera pubblica nel triennio 2013-2015. In forme che si pensa scateneranno una nuova valanga di ricorsi amministrativi, Ma che la governance riveduta e corretta dovrebbe a sua volta modificare. Ma solo dal 2017.
E del resto, ieri il Governo ha confermato – senza sbilanciarsi sui contenuti – che la riforma ci sarà. Lo ha garantito Lorenzin: «Siamo pronti alla riforma, anche per rendere l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) sempre più efficiente. Abbiamo vari appuntamenti di riflessione, fino alla legge di stabilità c’è tempo».
Governance sì, dunque, conferma il Governo, e chissà come. Per un appuntamento con la manovra 2017, come ha ribadito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, il deus ex machina sulla farmaceutica per palazzo Chigi come già, a suo tempo, allo Sviluppo economico: «La riforma della governance della farmaceutica – ha aggiunto anche lui – arriverà entro il prossimo 31 dicembre».
Promesse che le imprese intanto incassano con favore, ma con naturale cautela. Di mezzo ci sono da capire i contenuti veri della riforma che sarà. E quanto potranno pesare nelle scelte le regioni, tanto più in base all’esito del referendum costituzionale dei primi di ottobre.
Scaccabarozzi e tutto il mondo del pharma made in Italy, presente in grandi forze all’assemblea pubblica, naturalmente, non hanno nascosto quel che si aspettano. Almeno su cinque punti principali calcano la mano: un finanziamento «adeguato» alla domanda (in crescita) di salute, più valore da assegnare alla prevenzione, risorse specifiche da garantire per l’innovazione, l’altolà ai tetti di spesa. E per ultimo, far pesare il costo dei farmaci in quelli totali per le terapie (ad esempio per i costi dei ricoveri). Sarebbe una rivoluzione. Ma non solo, rilancia ancora il presidente di Farmindustria: «Chiedo – ecco la proposta avanzata da Scaccabarozzi – che il valore attuale del pay back sia destinato agli investimenti in ricerca e produzione».
«Siamo campioni di produttività e pronti a diventare i primi nella produzione in Europa, superando la Germania che ormai talloniamo», rivendica Scaccabarozzi. Accomunando le multinazionali come le imprese italiane, grandi, piccole o medie che siano. Ricordando i successi nella ricerca clinica o quelli sui vaccini. Ma per farcela, per portare ancora acqua al mulino della crescita italiana, serve un cambio di passo. Quello che vada incontro al «rinascimento della ricerca alle porte», al nuovo modo di fare «industria 4.0» , che è già una realtà delle nostre imprese». Perché l’Italia del pharma i suoi successi li sta conquistando sul campo. A livello internazionale: la prima terapia genica approvata al mondo con cellule staminali , frutto di una partnership pubblico privato tra un’impresa multinazionale, un ospedale privato e la Fondazione Telethon. Non a caso lunedì palazzo Chigi ha prestato una sua sala per illustrarla.

Roberto Turno

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