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La falsa partenza del Tfr in busta paga

Come in Formula 1. Quando il semaforo diventa verde ma la monoposto resta ferma. Dal primo marzo è scattato il semaforo verde ma l’operazione Tfr in busta è rimasta ferma al palo. 
Da quella data infatti i lavoratori dipendenti del settore privato avrebbero potuto chiedere ai datori di lavoro di far confluire il proprio Tfr mensilmente nel proprio cedolino paga come previsto dalla legge di Stabilità 2015. Però, di fatto, attualmente lavoratori e datori di lavoro non potranno ancora gli uni chiedere, gli altri gestire la nuova modalità di fruizione del trattamento di fine rapporto. Quando partirà davvero, la scelta del Tfr in busta paga potrà essere effettuata dai lavoratori dopo sei mesi di anzianità. Abituatevi al nuovo acronimo: si chiamerà Quir (quota integrativa della retribuzione) e sarà obbligatoria per tutti i datori di lavoro privati esclusi i datori di lavoro domestico e del settore agricolo.
Il tutto però in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (malgrado il parere favorevole del Consiglio di Stato sia già arrivato). Che però non è l’unico ostacolo. Manca infatti anche l’apposito accordo-quadro (anche questo previsto dalla legge di Stabilità 2015), che dovrà essere stipulato dal ministro dell’Economia e delle Finanze e da quello del Lavoro con l’Abi.
Grazie a questo accordo, i datori di lavoro che occupano fino a 49 addetti potranno richiedere alle banche ed altri intermediari finanziari aderenti un finanziamento agevolato il cui tasso non potrà essere superiore al tasso di rivalutazione del Tfr calcolato ai sensi dell’articolo 2120 c.c. (poco più dell’1,5%) e sarà garantito da un apposito fondo costituito presso l’Inps.
Le insidie per i lavoratori della Quir però non mancano: su tutte il trattamento fiscale che nel caso di questa anticipazione concorre a determinare la base imponibile Irpef ordinaria. In compenso però nessuna conseguenza sul bonus 80 euro, visto che è stato espressamente previsto che lo stesso non rileva ai fini della verifica dei limiti di reddito complessivo per averne diritto.
Altro aspetto da considerare riguarda l’irrevocabilità della scelta. Dal momento in cui l’opzione sarà effettivamente possibile, se il lavoratore opterà per il Tfr in busta paga, la sua scelta sarà irrevocabile fino al 30 giugno 2018.
Ma quali sono le potenzialità di successo della Quir? «Con queste condizioni sarà difficile che ci possa essere una corsa alla richiesta di anticipazione — commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro —. Fino a questo momento le richieste sono rarissime perché pesa molto l’aggravio fiscale che andrà a determinare la base imponibile Irpef ordinaria e l’obbligo della scelta fino al 2018».
In compenso però sono previste alcune agevolazioni per i datori di lavoro: un risparmio fiscale, mediante la deduzione dal reddito di una somma pari al 4 per cento (per chi ha meno di 49 dipendenti) o 6 per cento (per chi ne impiega da 50 in su) del Tfr corrisposto in busta paga ai lavoratori. Prima però bisognerà accendere il motore e far partire la monoposto chiamata Quir.
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