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La Fac ceramica fallisce i dipendenti chiamano i cinesi

Cina, ultima speranza. «Cercasi compratore per storica fabbrica fallita, produttrice di prodotti professionali per bar e torrefazioni (tazze caffè, latte, cappuccino, piatti, teiere ecc) conosciuta in tutto il mondo, leader nella produzione made in Italy. Per maggiori informazioni contattare la curatrice fallimentare Serenella Rossano». E’ questo il sorprendente annuncio che è uscito nei giorni scorsi sul sito www.vendereaicinesi.it e riguarda la Fac, l’azienda di ceramica di Albisola, a due passi da Savona, dichiarata fallita dal tribunale e la cui asta di vendita è andata già per due volte deserta. A investire i 42,50 euro incassati dal sito per l’inserzione è stato un gruppo di dipendenti che ha fatto un ragionamento molto semplice: «E’ stata la concorrenza low cost cinese a metterci in ginocchio vediamo se ci sono degli investitori cinesi che adesso vogliono puntare su di noi».

La storia della Fac è gloriosa e attinge alla tradizione della ceramica savonese. Arrivata ad occupare 180 dipendenti l’azienda ha per lungo tempo primeggiato in Italia producendo tazzine per i grandi del caffè, che le usavano per promuovere il marchio nei bar e farsi concorrenza. Di proprietà della famiglia Canepa la Fac ha assicurato un lavoro a più generazioni di abitanti di Albisola fino al momento in cui è entrata in difficoltà per un triplo ordine di motivi. La crisi economica, la concorrenza spietata dei cinesi e gli aspri contrasti sorti dentro la famiglia degli azionisti. Si arriva così nel luglio 2012 alla chiusura dell’azienda, alla successiva occupazione da parte dei dipendenti per sei mesi e infine al fallimento.
Nel frattempo le autorità locali, il sindacato e la curatrice fallimentare le hanno provate tutte. Visto che lo stabilimento è a 200 metri dal mare è stata vagliata anche l’ipotesi di uno scambio. Chi voleva subentrare nella gestione dell’azienda fallita avrebbe potuto utilizzare a scopi immobiliari l’area a ridosso del mare a patto che facesse nascere un nuovo impianto in un’altra zona e garantisse i livelli occupazionali. Ma nemmeno quest’espediente è servito. Racconta Tino Amatiello, segretario dei chimici della Cgil di Savona: «Nel nostro territorio è crisi nera e quindi nessuno si è fatto avanti per rilevare la Fac. Sarebbero serviti un centinaio di milioni ma non si sono trovati, ben vengano i cinesi se sono disposti. E comunque non sarà facile trovar posto ai 140 operai che resteranno senza lavoro perché a Savona solo nel mio settore abbiamo già perso altri 450 posti». La tendenza a cercare un compratore orientale per i business impossibili si sta rafforzando e Simone Toppino, l’imprenditore piemontese che assieme al bocconiano Alessandro Zhou ha ideato il sito vendereaicinesi.it racconta di annunci che mettono in vendita di tutto: una villa ad Assisi, collezioni di dipinti, pianoforti oltre a capannoni e proprietà immobiliari un po’ dovunque in Italia. «Ci si rivolge ai cinesi come ultima istanza e del resto loro quando decidono di investire non hanno bisogno di andare a banca a chiedere un fido, se l’occasione è giudicata buona le famiglie e la comunità i soldi li trovano». La curatrice fallimentare Rossano però non si fa illusioni per la Fac («quando il motore viene spento è difficile riattivarlo») e si appresta a far partire la procedura di mobilità per i 140 operai vittime delle tazzine cinesi.
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