Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La doppia mossa per il vertice di Unicredit

di Stefano Righi

Il prossimo consiglio di amministrazione di Unicredit è convocato per martedì 27 marzo. Un appuntamento importante, perché in quella sede si voterà il bilancio 2011 che — già si sa — non prevede distribuzione del dividendo agli azionisti. Secondo alcuni, è possibile che in quella sede si affronti anche il nodo delle candidature alla presidenza. Per altri, meglio una cosa per volta, rimandando la scelta del sostituto di Dieter Rampl a dopo la chiusura dei conti annuali. Di certo, anche a fronte di una tranquillità di facciata, sono giornate di intenso lavoro nelle vicinanze di Piazza Cordusio, a Milano. I nomi dei possibili candidati sono noti, dall'economista Gian Maria Gros-Pietro all'ex presidente della Borsa Angelo Tantazzi, dall'ex ministro Domenico Siniscalco a Lucrezia Reichlin, fino all'attuale presidente delle Assicurazioni Generali Gabriele Galateri di Genola. È stato anche dato mandato alla società Egon Zehnder di individuare il profilo ideale, ma è fuor di dubbio che non saranno terzi a decidere chi presiederà il gruppo. La decisione spetta agli azionisti e fino all'ultimo, essendo questi numerosi e variegati — da Della Valle a Caltagirone, dai fondi americani al governo libico e al fondo Aabar, per non dire delle rinate fondazioni ex bancarie — i colpi di scena sono possibili.
Raddoppio
A molti però è sfuggito il fatto che, sebbene la presidenza sia importantissima, alla prossima assemblea dell'11 maggio — per la quale le liste andranno presentate entro la metà di aprile — si dovrà rinnovare l'incarico a tutto il consiglio di amministrazione, Federico Ghizzoni compreso. Una novità. L'amministratore delegato del gruppo venne infatti cooptato nel ruolo di ceo nel momento in cui, nel settembre 2010, Alessandro Profumo venne portato alle dimissioni. Ci fu la breve parentesi di copertura di Rampl e poi l'insediamento di Ghizzoni. Su cui, fra due mesi, i soci dovranno per la prima volta votare. Nessuno ha dubbi sul fatto che l'attuale amministratore delegato riceverà l'incarico di guidare la banca per il prossimo triennio — un'ipotesi contraria non è neppure ventilata e sarebbe completamente ingiustificata dai fatti —, ma è certo che, mentre si discute approfonditamente del prossimo presidente di Piazza Cordusio, la presa di Ghizzoni sulla banca va facendosi giorno dopo giorno più forte. Entrato nel grande giro semisconosciuto e con passo felpato, oggi Ghizzoni «è» Unicredit e molti si chiedono quali saranno le sue prossime mosse. Si avvieranno cambi di management o tutto rimarrà così? C'è molta curiosità al riguardo, anche perché, viene fatto osservare, Jean Pierre Mustier, arrivato quasi un anno fa, deve ancora giocare fino in fondo la sua partita di capo della divisione Corporate and investment banking.
Oltre confine
Adesso che Dieter Rampl ha annunciato la sua indisponibilità per il terzo mandato alla presidenza del gruppo Unicredit, emergono tutte le difficoltà della sua sostituzione. Non è facile formare la lista dei potenziali presidenti coniugando la necessità di individuare un candidato italiano, che piaccia alle fondazioni ma non dispiaccia agli altri azionisti e sia riconoscibile all'estero. Un ruolo strategico, al di là dei cacciatori di teste e del mandato affidato dal consiglio a Vincenzo Calandra Bonaura, è svolto, anche in queste ore, dal vicepresidente uscente Fabrizio Palenzona. Uomo di grandi relazioni, politico di formazione democristiana, capace di lavorare dietro le quinte e, secondo alcuni, potenziale candidato alla massima poltrona. Lui stesso, però, si è reso indisponibile, ma è indubbio il suo lavorìo per individuare un candidato capace di mettere d'accordo il numero più elevato di azionisti. Sul profilo sono tutti d'accordo: Rampl ha tenuto in pugno la presidenza dopo la grande fusione con la tedesca Hvb, uno dei più grandi merger internazionali nel cuore della Vecchia Europa. Oggi però serve un uomo nuovo, di standing internazionale, che sappia essere il presidente della svolta, in grado di traghettare la banca fuori dalla crisi, verso le isole della solidità e della redditività. Quanto ce ne sia bisogno è evidente soprattutto alle fondazioni di origine bancaria — tra le quali va evidenziato come non sia più Cariverona la prima del gruppo ma sia diventata Crt —, che sono state messe ancora una volta e, loro malgrado, a digiuno. Ma anche gli altri soci, privati e istituzionali, entrati con grande fiducia al momento del recente aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro, non rimarranno a lungo indifferenti alle politiche di crescita, sviluppo e remunerazione del capitale investito.
Il presidente, ruolo che sintetizza gli interessi di tutti gli azionisti, e Federico Ghizzoni non potranno prescindere, nei prossimi mesi, da una vision comune. Portata alla crescita sui mercati di riferimento e al rispetto degli interessi degli azionisti. Dopo quattro anni di crisi e tre aumenti di capitale per complessivi 15 miliardi di euro, è la base minima di partenza per il nuovo ciclo di Unicredit.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Anche Mediobanca si allinea al trend generale del credito e presenta risultati di tutto rilievo, bat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Gruppo Arvedi rivendica, oltre al completo risanamento di uno dei siti più inquinati d’Italia ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il premier Mario Draghi ha un’idea verde per la siderurgia italiana, che fa leva sui miliardi del ...

Oggi sulla stampa