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La diversity non premia gli studi

Christine Lagarde, presidentessa del Fondo Monetario Internazionale, lo ha ribadito diverse volte. L’ormai fallita banca d’affari Lehman Brothers non era stata chiamata Lehman Sisters. E questo per un motivo. Perchè il famoso soffitto di cristallo che blocca le donne dall’accedere alle posizioni apicali in azienda come negli studi legali deve ancora essere rotto completamente.

A confermarlo è una ricerca appena pubblicata dalla società di consulenza legale LexisNexis su commissione della Law Society inglese per valutare lo stato di avanzamento delle professioniste all’interno degli studi.

Quanto scoperto da LexisNexis, che aggiorna la ricerca annualmente, in parte non sorprende.

Mentre negli ultimi anni il numero delle donne avvocato entrate in studio è aumentato progressivamente, con una percentuale spesso superiore rispetto ai colleghi uomini per quanto riguarda i praticanti, la rappresentanza femminile a livello della partnership resta ancora inferiore, come riscontrato dall’indagine pubblicata da AvvocatiOggi la scorsa settimana.

Certo, questa disparità non può essere imputata in molti casi a una vera e propria forma di discriminazione. Infatti, sono spesso le donne a preferire alternative alla carriera che porta alla partnership e che richiede sacrifici, soprattutto sul fronte personale. Per esempio, dopo diversi anni di lavoro, sono diverse le professioniste che preferiscono continuare la collaborazione con lo studio in veste di of counsel.

Tuttavia, ricorda la ricerca di LexisNexis, gli studi d’affari che non saranno in grado di affrontare il tema «quote rosa nella partnership», avranno come conseguenza una pubblicità negativa per il loro business.

Parlare di quote rosa è in parte illegale.

Eppure, secondo il 40% dei rappresentanti dell’industria intervistati durante la ricerca, potrebbero essere una soluzione all’attuale disparità della rappresentanza femminile ai diversi livelli della scala gerarchica.

Inoltre, secondo il 64% degli intervistati, il tema della diversity, e in particolare quella femminile, è chiave per il business dello studio.

Ma la soluzione a questa disparità non saranno le quote rosa. Sempre secondo gli intervistati, il maggiore cambiamento che gli studi potrebbero fare per favorire la carriera delle professioniste in gonnella sarebbe l’introduzione di pratiche di lavoro più flessibili, oltre che nuovi metodi per la valutazione del lavoro. Meno billable hours e più qualità quindi.

In termini simili, le conclusioni della ricerca inglese trovano conferma in Italia, dove le donne sono sempre più presenti in studio, anche se trovano una più complessa via d’accesso alle posizioni manageriali.

Non è stato il caso di Leah Dunlop, managing partner in Italia dello studio Hogan Lovells. «Parlando della realtà italiana credo che i risultati conseguiti dalle donne parlino chiaro. Molto si può ancora fare, ma sempre più nelle aziende, nelle banche, nelle istituzioni le donne sono presenti in ruoli chiave. Malgrado l’immagine della donna che passa più frequentemente sui mass-media rappresenti un modello diverso e forse di più facile e immediato impatto, io incontro ogni giorno donne capaci e intelligenti», commenta Dunlop.

Tra i clienti dello studio molti general counsel sono inoltre donne, spesso in uffici legali italiani di multinazionali basate all’estero.

Secondo l’avvocato, di tutte queste donne non si parla abbastanza, eppure sono presenti in tante grandi realtà economiche e in business importanti quali il settore finanziario, il farmaceutico, l’energia, le industrie manifatturiere, la moda e i beni di lusso e il leisure. «Il sesso femminile rappresenta una fetta sempre più importante del paese, nei ruoli chiave, ma non ancora abbastanza. Anche nel nostro studio vedo ogni giorno donne intelligenti, tenaci, volenterose impegnarsi nel lavoro, nei rapporti con i colleghi e con le colleghe, vedo donne che sono avvocati, mogli, madri. E le invito ad impegnarsi sempre di più e con maggiore», aggiunge Dunlop.

Per proporsi come punto di incontro sul tema per esempio, Hogan Lovells organizzerà nel corso del 2013 una serie di incontri e tavole rotonde per le donne che lavorano negli studi legali e nelle aziende. Per quanto riguarda i consigli alle giovani donne, conclude Dunlop, sono gli stessi che l’avvocato darebbe a giovane uomo: «Fare l’avvocato d’affari è una carriera molto impegnativa, sia a livello intellettuale sia relazionale ma anche sul piano fisico, in modo particolare per chi segue operazioni di M&A, è necessaria una buona tempra e resistenza fisica. Ma ci sono tanti aspetti positivi: è una professione divertente e stimolante. Inoltre direi che la carriera (in qualsiasi settore in questi tempi) va affrontata con passione, anima e cuore e che per avere successo, non bisogna mollare, mai scoraggiarsi».

L’attenzione a queste tematiche è un tema comune negli studi internazionali. In Cleary Gottlieb, per esempio, negli ultimi tre anni le donne hanno rappresentato in media circa il 40% dei nuovi collaboratori. «Ritengo che il vero tema di attenzione, sia in Italia che all’estero, non sia l’accesso alla professione e nemmeno il percorso di carriera che è esclusivamente meritocratico, ma la capacità di trattenere i talenti femminili quando si sentono al bivio tra una professione assorbente e la famiglia», spiega il socio Vania Petrella.

Cleary ha istituito un comitato dedicato ai temi femminili che, tra le altre cose, è chiamato a valutare il fenomeno e proporre soluzioni. «Tra queste la possibilità di accedere ad un part-time flessibile, che consenta alle professioniste di soddisfare l’esigenza di occuparsi più da vicino della famiglia grazie ad una maggiore libertà organizzativa, per esempio lavorando da casa, e flessibilità di orario, sempre pero’ facendo attenzione a coinvolgerle in progetti stimolanti e alla loro crescita professionale. Resta di fondamentale importanza continuare ad impegnarsi per trovare soluzioni adeguate e consentire alle donne che lo desiderino conciliare carriera e famiglia», conclude Petrella.

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