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La ditta può diventare start up

La circolare dell’agenzia delle Entrate n. 16/E, diramata ieri, interviene per chiarire i diversi aspetti connessi alla disciplina delle cosiddette start up innovative e degli incubatori certificati disciplinati all’articolo 25 e seguenti del decreto legge 179/2012.
La circolare ricorda che si tratta di società costituite in forma di società di capitali, cooperative, purché di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Tali società hanno quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Si tratta di società costituite – prescrive la norma – da non più di 48 mesi. A tal riguardo, uno dei punti sottolineati dalla circolare fa riferimento all’ipotesi di costituzione a seguito di operazioni di fusione, scissione societaria, cessione di azienda o di ramo di azienda, quali presupposti ostativi ai fini del riconoscimento dello status di start-up innovativa. Resta ammessa, invece, l’ipotesi della trasformazione.
Singolare, invece, è la possibilità, ammessa dalla circolare, di accedere al regime delle start-up innovative a una società a responsabilità limitata unipersonale costituita per effetto della cessione di un’azienda individuale, titolare di una privativa industriale, al fine di non creare disparità di trattamento nei confronti delle imprese personali.
Le start up innovative e gli incubatori certificati usufruiscono di una serie di agevolazioni, quali l’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria per gli adempimenti camerali che, chiarisce la circolare, è un’esenzione da intendersi nel senso più ampio.
Quanto all’applicazione della normativa sulle società di comodo (esclusa per le società di cui si discute), le Entrate hanno chiarito, a titolo di esempio, che nel caso di una società costituita il 16 aprile 2013 e in possesso della qualifica di start-up innovativa fino al 15 aprile 2017, il primo esercizio utile per l’applicazione del test di redditività sarà il 2018, mentre per la verifica della condizione di “perdita sistemica” dovrà aspettarsi fino al 2021.
La circolare, inoltre, si sofferma sul contributo (35% del costo aziendale) fruibile sotto forma di credito di imposta in favore delle imprese che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, in possesso di dottorato di ricerca universitario o in possesso di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico, impiegato in attività di ricerca e sviluppo. Il contributo spetta nel limite di 200mila euro annui a impresa, sempre che i posti di lavoro siano conservati per tre anni (due nel caso di Pmi).
Per le start up e gli incubatori le assunzioni possono avvenire anche con contratto di apprendistato e, ricorda il Fisco, senza necessità di alcuna certificazione da parte di professionisti. I fondi, inoltre, sono loro assegnati con regime di priorità.
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