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La disoccupazione scende al 12% a luglio

Dopo un’estate di scarsa chiarezza per le cifre relative al mercato del lavoro, l’Istat ha pubblicato ieri i nuovi dati. E la rilevazione mensile contiene molte notizie rasserenanti: a luglio il tasso di disoccupazione è finalmente calato, di 0,5 punti percentuali, scendendo al 12% e riportandosi così ai livelli del luglio 2013. I dati italiani vanno inseriti in un contesto di miglioramento che riguarda tutta l’eurozona: il tasso di disoccupazione della zona euro è infatti sceso a luglio sotto l’11% della forza lavoro e per avere un dato migliore bisogna andare a ritroso nel tempo fino al febbraio 2012 quando i senza lavoro nei paesi della moneta unica erano a quota 10,9%. I tassi di disoccupazione più bassi tra i 19 paesi della zona euro sono quelli della Germania (4,7%), di Malta (5,1%) mentre i più elevati sono quelli relativi alla Grecia (25,0% a maggio, ultimo dato disponibile) e in Spagna (22,2%).
Tornando all’Italia, l’Istat annuncia che «con l’obiettivo di fornire una infomazione sul mercato del lavor più ricca di contenuti,dal prossimo ciomunicato stampa fornirà mesilmente nuovi indicatori, unitamente a intervalli di confidenza». Intanto, il numero dei disoccupati è diminuito di 143mila unità nell’arco di un mese. E il calo della disoccupazione riguarda, in particolare, i giovani 15-24enni. Per gli under 25, il tasso di disoccupazione è sceso al 40,5%, con riduzione di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente: è il dato più basso, sempre dal luglio del 2013, quando la disoccupazione giovanile era pari al 39,9%. In crescita anche l’occupazione, con un tasso che sale al 56,3%, riportandosi ai livelli del novembre 2012. In un mese gli occupati sono cresciuti di 44mila unità,e in un anno, rileva l’Istat, di 235mila.
Va ricordato, peraltro, che dopo la leggera crescita in maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%) in luglio è tornato ad aumentare dello 0,7 per cento anche il numero degli inattivi: si tratta di 99mila persone in più, prevalentemente donne (la componente femminile è cresciuta dell’uno per cento mentre quella maschile dello 0,3%, annota l’Istat) che non hanno o hanno smesso di cercare un lavoro. Il tasso di inattività è attualmente pari al 35,9 per cento.
L’Istat ha diffuso ieri anche dati (non destagionalizzati) relativi al secondo trimestre 2015 dai quali in ogni caso si ricava che nel secondo trimestre del 2015 i lavoratori a tempo pieno sono aumentati in misura sostenuta per il secondo trimestre consecutivo, con un incremento di 139mila unità. Si tratta di un rialzo che almeno fino a giugno è stato trainato dagli over 50, su cui si fanno ancora sentire gli effetti della riforma Fornero, con l’allungamento dell’età pensionabile. Non si attenua, invece, il divario tra Nord e Sud, tanto che il tasso di disoccupazione risulta al Sud quasi il triplo rispetto a quello registrato nelle regioni settentrionali (20,2% contro 7,9%).
Soddisfatto il commento del ministro del Lavoro, che ha messo in evidenza soprattutto il confronto nei dodici mesi: «L’importanza di questi dati va considerata, in particolare, nella dimensione di lungo periodo – ha detto Poletti -. Su base annua, infatti, gli occupati aumentano di 235.000 unità, i disoccupati sono 217.000 in meno e le persone inattive calano di 87.000 unità. Conforta, inoltre, la diminuzione del numero dei giovani disoccupati, che pure rimane molto elevato e che richiede di fare tutti gli sforzi per migliorare la situazione».
Molto più cauti i commenti sindacali: i dati Istat sono «incoraggianti ma è presto per cantare vittoria» scrive il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan in un tweet mentre la Uil fa notare come ancora ci siano «oltre 3 milioni di disoccupati» e la leader della Cgil, Susanna Camusso, lamenta l’eccesso di «propaganda».

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