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La disoccupazione pesa anche sull’Irpef

L’Irpef è la madre di tutte le imposte italiane che, come ha certificato anche ieri l’Istat, non danno respiro ai contribuenti italiani con una pressione fiscale a fine 2014 certificata al 43,5% (si veda pagina 2). A pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche sono la bellezza di 31 milioni di soggetti pari al 76% del totale dei contribuenti. L’imposta netta totale dichiarata è stata pari a 152,2 miliardi. L’Irpef fotografata dal dipartimento delle Finanze con l’analisi delle dichiarazioni dei redditi relativi al 2013 e presentate nel 2014 da dipendenti e pensionati fornisce anche il profilo di un Paese che ha dovuto fare i conti con un contesto macroeconomico fortemente negativo: la contrazione del Pil nel 2013, sulla base dei dati «Data Warehouse» delle statistiche Istat aggiornati a marzo 2015, in termini reali è stata dell’1,7%, mentre il tasso di occupazione è risultato in calo rispetto al 2012 dello 0,8 punti percentuali.

 

L’effetto crisi
Un contesto che ha prodotto una “fuga” dal fisco e dall’obbligo dichiarativo, con 10 milioni di contribuenti incapienti, ovvero con Irpef pari a zero, e la diminuzione dell’1% pari a 425mila soggetti che nel 2014 non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. E non certo per evasione. Di questi ben 334mila soggetti sono lavoratori dipendenti a basso reddito e che rientrano nelle classi di età più giovani, ovvero quella fino a 24 anni e quella tra 25 e 44 anni. Dati che inevitabilmente riflettono il dato congiunturale negativo del mercato del lavoro 2013 e a cui si deve aggiungere anche la riduzione di almeno 60mila unità tra i modelli presentati da soggetti che dichiarano redditi d’impresa. Nella fuga dall’Irpef hanno avuto un ruolo anche i pensionati. Come evidenziato dal dipartimento delle Finanze la riforma delle pensioni Monti-Fornero ha ridotto di 168mila unità l’esercito dei pensionati Irpef obbligati alla dichiarazione dei redditi.
A completare il quadro dell’Irpef sono i dati sulle classi di reddito dichiarato dai contribuenti. Così il 46% si colloca nella classe fino a 15mila euro e dichiara solo il 5% dell’Irpef totale, mentre il grosso pari al 58% dell’Irpef complessiva è dichiarata tra i contribuenti che hanno redditi tra i 15mila e i 50mila euro (49% dei contribuenti). Solo il 5% degli italiani denuncia redditi superiori a 50mila euro, ma versa di fatto il 37% dell’Irpef totale.

 

Gli importi medi
Il 2013 è stato l’anno della tassazione immobiliare e delle manovre, del Governo Letta, concentrate quasi tutte sulla tassazione o meno del mattone. E anche in questo senso la battaglia politica di quei mesi ha trovato una traduzione immediata nei dati dell’Irpef 2013. A partire dal balzo in avanti del numero dei contribuenti che hanno dichiarato redditi da fabbricati per finire all’aumento del reddito medio presentato al fisco: il valore medio si è attestato sui 20.070 euro. E rispetto all’anno precedente crescono sia il reddito complessivo totale (+0,6% pari a circa 811 miliardi di euro) sia quello medio dell’1,5 per cento. Su queste dinamiche ha senz’altro influito il ritorno dell’abitazione principale come parte del reddito complessivo (compensata comunque dalla deduzione corrispondente dal reddito ai fini del calcolo dell’Irpef) sia la ripresa a tassazione, anche se per il solo 50% degli immobili non locati situati nel comune dove si trova l’abitazione principale. A completare il quadro delle componenti che hanno determinato gli incrementi degli imponibili Irpef ha contribuito anche la reintroduzione del prelievo sui redditi fondiari.
Dal punto di vista territoriale l’Irpef conferma che nonostante i ripetuti interventi di impulso e sostegno alla crescita dei recenti Governi l’Italia resta un paese a due velocità, con una Lombardia che dichiara al fisco un reddito medio complessivo più elevato e pari a 23.680 euro, seguita dal Lazio con 22.130 euro. Mentre la Calabria con il reddito medio più basso si attesta a 14.3890 euro. Se poi ci si concentrata sulle addizionali Irpef i dati dei redditi 2013 ci confermano un’altra tendenza della politica degli ultimi anni: l’aumento della leva fiscale di sindaci e governatori per far quadrare i bilanci locali e il taglio di trasferimenti dal centro alla periferia. Tra addizionale regionale (11,2 miliardi) e addizionale comunale Irpef (4,4 miliardi) gli italiani hanno versato un’imposta aggiuntiva all’Irpef superiore ai 15 miliardi (si veda l’approfondimento in pagina).

 

Le tax expenditures
Per fortuna dei contribuenti italiani, però, ci sono gli sconti fiscali ad alleviare il peso delle imposte dovute. Nel complesso il capitolo delle tax expenditures (deduzioni dal reddito e detrazioni d’imposta) vale quasi 94 miliardi di euro. Un tesoretto su cui spesso negli ultimi anni si sono indirizzate ipotesi di riduzione o di revisione senza mai arrivare a tagliare il traguardo proprio per il carattere popolare e in parte redistributivo dei bonus fiscali. Basti pensare che dei 64,4 miliardi di euro di detrazioni d’imposta quasi l’84% è rappresentato da quelle per lavoro dipendente e pensione e per i carichi di famiglia. Appeal crescente anche per i bonus legati ai lavori di ristrutturazione e di risparmio energetico. E le dichiarazioni 2014 registrano anche il primo anno dello sconto fiscale del 50% per mobili ed elettrodomestici: un’opportunità sfruttata da 173mila contribuenti che hanno riportato tra 730 e Unico un ammontare di detrazione per poco meno di 42 milioni di euro.

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