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La «disclosure» vince nei Paesi Ocse

L’Ocse ha scelto la voluntary disclosure per cercare di far emergere i capitali nascosti all’estero. Già nel 2010, infatti, l’organizzazione riconosceva positivamente e, anzi, incoraggiava gli Stati membri a introdurre politiche di voluntary disclosure come strumento per raccogliere capitali e ridurre le spese di verifica e contrasto all’evasione. E ora anche l’Italia si preparara a seguire questa strada.
Il progressivo aumento dello scambio di informazioni tra Paesi e il venir meno del segreto bancario in molte piazze finanziarie tradizionalmente considerate “protezioniste” dovrebbero, secondo l’Ocse, funzionare come importante incentivo ad aderire anche per gli evasori più convinti.
I programmi già avviati
Numerosi sono stati i Governi delle economie più avanzate che già nel passato hanno attivato programmi di voluntary disclosure. Assecondando le linee guida dettate dall’Ocse nel 2010, la grande maggioranza dei programmi prevede il pagamento in misura piena delle imposte dovute per gli anni ancora accertabili, oltre agli interessi maturati.
Ci sono però alcuni Paesi che fanno eccezione, come il Regno Unito, dove l’ammontare delle imposte dovute è calcolato in modo diverso a seconda del Paese di origine dei capitali (in modo forfettario, ad esempio, se i capitali erano detenuti nel Liechtenstein); e come il Belgio, dove il contribuente che si avvale della voluntary disclosure può pagare una tantum per evitare conseguenze penali, calcolata in misura forfettaria del 35% dei capitali detenuti all’estero e non dichiarati.
Meno sanzioni
Per incentivare l’adesione ai programmi, è sempre prevista la riduzione delle sanzioni amministrative applicabili.
Negli Stati Uniti, ad esempio, al contribuente che “autodenuncia” i conti correnti detenuti illegalmente all’estero si applicano sanzioni ridotte al 20% (mentre la penalità ordinariamente applicabile consiste nel valore maggiore tra il 50% delle imposte e 100mila dollari).
Guardando all’Europa, la riduzione delle sanzioni è altrettanto sostanziale. In Francia, la sanzione ordinaria è compresa tra il 10% e l’80%, ma con la voluntary disclosure scende tra il 15% e il 30%, oltre a una forchetta che va dall’1,5% al 3% del capitale in caso di rimpatrio di capitali detenuti su conti bancari esteri. In Germania non sono previste sanzioni, ma il contribuente deve aderire alla disclosure in modo completo su tutti i redditi e i capitali non dichiarati, mentre il Regno Unito e il Belgio riducono l’ammontare delle sanzioni dovute fino al 90 per cento.
In tutti i Paesi citati, l’adesione al programma di voluntary disclosure comporta anche l’eliminazione delle conseguenze penali ordinariamente derivanti dall’ipotesi di evasione. La Germania prevede la facoltà di “commutare” l’apertura del procedimento penale con il pagamento di una ulteriore sanzione pari al 5% delle imposte evase.
Allo stato attuale, la voluntary disclosure in Italia non ha ancora una copertura legislativa e, in particolare, non sono previste esimenti penali. Nel disciplinarla, l’Italia potrà verosimilmente considerare le esperienze degli altri Stati.
Niente anonimato
Dato che non si tratta di uno scudo fiscale, i Paesi esaminati non garantiscono l’anonimato, anche perché, come sottolinea l’Ocse, i programmi di voluntary disclosure hanno lo scopo di incrementare le entrate degli Stati non solo nel breve, ma anche nel medio-lungo periodo, assicurando che dopo l’adesione i capitali e i redditi conseguiti siano regolarmente dichiarati e tassati.
Infine, l’Ocse suggerisce che i programmi di voluntary disclosure non comportino l’esonero dagli obblighi previsti per i controlli antiriciclaggio da parte dei soggetti normalmente coinvolti, anche se riconosce che ciò potrebbe costituire un forte deterrente per i contribuenti. Infatti, l’obbligo delle comunicazioni antiriciclaggio potrebbe disincentivare i contribuenti anche solo a rivolgersi ai propri consulenti. Questo aspetto, nonostante le raccomandazioni Ocse, non sembra essere stato disciplinato dai Paesi esteri che già hanno avviato i programmi di voluntary disclosure. E l’Italia dovrà decidere come comportarsi per fare chiarezza su come si dovranno comportare i professionisti che assistono i contribuenti interessati ad aderire al programma.

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