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La direttiva Ue Crisi bancarie, pagheranno i soci e i depositi sopra 100 mila euro

In gran ritardo, a soli tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole, l’Italia vara la normativa europea sulla risoluzione delle crisi bancaria. Il provvedimento – che attua la delega al governo approvata il 2 luglio scorso, e che andrà al Consiglio dei ministri di oggi- introduce un sistema di difesa e pianificazione dei crac creditizi, ma mette anche a rischio la tranquillità degli investitori. I quali potranno essere chiamati a partecipare al salvataggio della banca, prima che a pagare siano lo Stato e la collettività. 
Le nuove regole introducono infatti lo strumento del bail-in , letteralmente del salvataggio interno, che consente all’autorità di risoluzione – la Banca d’Italia – di accollare le perdite agli azionisti, prima di tutto, e poi anche agli altri creditori, da chi possiede obbligazioni a chi è titolare di un ricco conto corrente. Ebbene sì, anche i correntisti potrebbero vedersi ridurre il valore del proprio conto per far fronte alle perdite, ma solo, e in ultima istanza, per la parte che eccede, se ce l’hanno, i 100 mila euro che sono tutelati dal fondo di garanzia dei depositi.
C’è da dire che la nuova normativa scatta solo quando la banca in crisi, arriva sull’orlo del fallimento. Un evento, già di per se straordinario, che le nuove regole europee più dettagliate nel prevedere strumenti di controllo preventivo e nel dare alla Banca d’Italia poteri di intervento decisamente più incisivi, quali la rimozione degli amministratori, degli attuali rendono ancora più difficile da realizzarsi.
Il bail-in, in sostanza, si attiva qualora l’azzeramento del capitale non sia sufficiente a coprire le perdite e non si voglia perseguire la strada della liquidazione. Per affrontare il dissesto Bankitalia può innanzitutto vendere una parte dell’attività a un acquirente privato o trasferire temporaneamente le attività e passività a un altro soggetto (Bridge bank) per proseguire le funzioni più importanti o cedere le attività deteriorate ad una bad bank per liquidarle. Quindi può, applicare, appunto il bail in, cioè svalutare azioni e crediti convertendoli in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà. L’intervento pubblico e previsto soltanto alla fine, in circostanze straordinarie e solo se il bail- in è stato applicato almeno per l’8% del totale del passivo.
Ma al di la degli azionisti chi altro potrà rimanere coinvolto nel salvataggio della banca? La direttiva europea esclude esplicitamente alcune categorie di crediti. La prima è quella dei depositanti che hanno nel conto fino a 100 mila euro e , entro questa cifra, anche chi ha certificati e libretti di deposito, assegni circolari. Nel complesso i depositi tutelati sono 507 miliardi di depositi , secondo i dati relativi a settembre 2014 del Fondo interbancario di garanzia, a fronte di un ammontare totale di depositi (comprensivi dei pronti contro termine, esclusi dalla protezione del Fondo) pari, sempre a quella data, a circa 1.245 miliardi, secondo i dati Abi.Sono escluse infine anche le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente, come per esempio il contenuto della cassetta di sicurezza, o i titoli depositati in un conto apposito, o i crediti da lavoro o dei fornitori.
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