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La direttiva servizi anche per i legali

La direttiva comunitaria sui servizi si applica anche ai procedimenti disciplinari contro gli avvocati. Così come l’iscrizione all’ordine degli avvocati ai fini dell’autorizzazione all’esercizio della professione costituisce un regime di autorizzazione ai sensi di tale direttiva, anche i procedimenti disciplinari costituiscono una componente dello stesso regime. E’ quanto emerge dall’analisi delle conclusioni dell’avvocato generale della Corte Ue Michal Bobek, diffuse ieri. Il giudizio parte da un procedimento portato avanti dal procuratore generale polacco contro l’avvocato di Donald Tusk, ex presidente del consiglio europeo.

Secondo la Corte «la prestazione di servizi di consulenza legale rientra nell’ambito di applicazione della direttiva». Infatti, prosegue l’avvocato generale, la rappresentanza in giudizio costituisce indubbiamente un tipo specifico di servizio, la cui prestazione, in ragione della sua importanza ai fini di una buona amministrazione della giustizia, è disciplinata minuziosamente e soggetta a specifiche norme deontologiche. Resta il fatto che, benché sia sottoposta a norme specifiche, la rappresentanza legale è un servizio ai sensi della direttiva sui servizi. «Pertanto, anche i procedimenti disciplinari nei confronti degli avvocati iscritti rientrano nel regime poiché, in esito a tali procedimenti, gli avvocati possono essere sospesi o radiati e può essere loro impedita la ri-iscrizione per un periodo di dieci anni». Il tribunale disciplinare, si legge ancora nelle conclusioni, «può interpretare le norme nazionali in modo conforme al diritto dell’Unione o, se del caso, disapplicare le disposizioni nazionali che gli impediscono di garantirne il rispetto. Analogamente, per quanto riguarda i pareri giuridici o le decisioni di giudici di grado superiore, il giudice nazionale è tenuto a prescindere, se del caso, dalle pronunce di un organo giurisdizionale di grado superiore qualora non le ritenga conformi al diritto dell’Unione. Tuttavia, il tribunale disciplinare dell’ordine degli avvocati di Varsavia non può astenersi dall’esaminare la causa di cui è attualmente investito al fine di bloccare l’eventuale ulteriore ricorso per cassazione alla Corte suprema».

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