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La diplomazia del Mes, più vicina l’intesa sui paletti

È stata descritta più come una procedura amministrativa che una cerimonia. Oggi i rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue firmeranno il trattato che riforma il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), a margine della loro riunione. Anche dieci anni fa, quando fu istituito il Mes, furono gli ambasciatori a siglare in rappresentanza dei rispettivi governi. L’ultimo passo è la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali, proceduta che dovrebbe essere conclusa entro fine anno. In diversi Paesi ci sono le elezioni e questo potrebbe rallentare l’iter. In Italia il Mes è sempre motivo di scontro ma a dicembre il premier Conte aveva ottenuto dal Parlamento il via libera per andare avanti. La riforma, che è fondamentale per il completamento dell’Unione bancaria, permetterà l’introduzione anticipata al 2022, inizialmente prevista al 2024, della funzione di «backstop» (paracadute finale) del fondo unico di risoluzione delle banche. Viene inoltre rafforzato il ruolo del Mes in caso di assistenza agli Stati in difficoltà e semplificato l’accesso alle linee di credito precauzionali.

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