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La digitalizzazione fa da traino

La ripresa passa anche da un miglior livello di digitalizzazione. La pensa così il 42% delle imprese, arrivate a questa convinzione durante i tre mesi di lockdown. Dopo la conta dei danni (l’87% delle imprese con almeno 50 addetti ha subito una riduzione del fatturato), infatti, si passa al contrattacco: cosa fare per superare la crisi? In testa c’è il potenziamento del telelavoro (64,3%), a seguire e-commerce (10,8%) e gestione automatizzata dei rapporti con il personale (8,1%), strettamente legata alle forme di lavoro da casa. Anche perché dalla digitalizzazione il 30% delle imprese registra risparmi immediati, anche fino a 50 mila euro. A rilevarlo è l’indagine, realizzata da Sap Concur, divisione di Sap che si occupa della gestione delle spese aziendali e dei viaggi, in collaborazione con Cgia di Mestre, che intende verificare quale sia lo stato attuale e quanto e come abbia influito il lockdown sui risultati del tessuto imprenditoriale, prima, e sulla svolta tecnologica, poi.

Il punto di partenza. Nove medie-grandi imprese su 10 con più di 50 addetti sono digitalizzate: guida la classifica il Nord con percentuali del 92%, mentre nel Mezzogiorno si scende all’82%. La connessione delle aree aziendali (56,1%) e la gestione automatizzata dei rapporti con il personale (38,6%) sono le forme di digitalizzazione più diffuse. Nella gestione del personale 2 imprese su 3 utilizzano forme di smart working (66%), seguono la gestione digitalizzata della nota spesa del personale (33,4%) e dei viaggi aziendali (20,1%).Oltre la metà delle imprese (56,1%) dichiara che al proprio interno le diverse aree sono connesse digitalmente. Soprattutto per quanto riguarda le aree funzionali aziendali. A livello geografico, il trend si registra prevalentemente nel Nord Ovest (6 imprese su 10). Seguono le imprese del Nord Est (56,8%) e del Mezzogiorno (55,6%) mentre a una distanza più netta si posizionano quelle dell’Italia centrale (47,3%). Le aree di connessione considerate riguardano i comparti di produzione, acquisti, amministrativo/contabile, gestione magazzino attraverso software (Enterprise Resource Planning).

Al secondo posto, la digitalizzazione in azienda prende vita attraverso la gestione automatizzata dei rapporti con il personale. Una attività molto diffusa nel Nord Ovest (48,4%). Nelle altre ripartizioni territoriali si ferma sotto il 35%. In che modo si applica? Nella veicolazione di comunicazioni aziendali, per richieste di ferie e di permessi, in appositi software dedicati alla gestione dei dipendenti nonché per l’attuazione dello smart working.

In particolare, il telelavoro è molto diffuso nel Nord del Paese con un picco a Nord Est dove è stato applicato da più di 3 imprese su 4, mentre al Sud ne ha fatto ricorso 1 impresa su 2. Tra le forme di gestione automatizzata del personale quelle dei viaggi aziendali e della nota spesa del personale sono ancora poco utilizzate. In particolare per l’organizzazione di trasferte di lavoro in maniera digitale si evidenzia un 25,5% di utilizzo al Nord Ovest con quote sensibilmente più basse per le altre ripartizioni geografiche.

Con distacco poi ci sono i sistemi integrati di vendita/marketing: poco più di 3 imprese su 10 utilizzano sistemi integrati di vendita/marketing con i quali si monitorano i clienti e si instaura con loro una relazione per la soddisfazione dei bisogni (Crm). Le frequenze di utilizzo salgono leggermente al Nord Ovest (34,8%) e Nord Est (31,5%) e si attestano invece al di sotto del dato nazionale al Mezzogiorno (27,2%) e al Centro (26,1%).

E ancora: poco meno di 3 imprese su 10 utilizzano delle piattaforme digital di e-procurement per l’acquisto di beni e servizi. In questa forma di digitalizzazione è il Centro Italia a prevalere (1 impresa su 3), mentre nelle altre tre ripartizioni territoriali si registrano frequenze leggermente inferiori al dato nazionale (29%).

Inizia poi ad avere più slancio l’e-commerce, che sta diventando un importante canale integrativo delle vendite, per più di 2 imprese su 10. C’è tuttavia una certa differenziazione territoriale con il Centro e il Nord che si attestano sopra il 21% e il Mezzogiorno, fermo sotto il 18%.

La soddisfazione delle imprese sul livello di digitalizzazione. L’85% del campione è generalmente soddisfatto del proprio livello di digitalizzazione ma si dichiarano molto soddisfatte appena 2 imprese su 10, con percentuali relativamente più basse al Nord Est (15,4%) rispetto al Centro (22,8%), al Nord Ovest (21%) e nel Mezzogiorno (20,5%).

La percezione del livello di digitalizzazione delle imprese si attesta però su soglie elevate. Nell’80% dei casi il livello di digitalizzazione aziendale stimato supera il 50% dei processi e nel Centro Italia ben 86 imprese su 100 dichiarano di avere più del 50% di grado di digitalizzazione dei propri processi aziendali.

 

L’impatto del lockdown sui risultati. Nei tre mesi di lockdown l’87% delle imprese con almeno 50 addetti ha subito una riduzione del fatturato. Più di una su due (52,7%) ha subito perdite di almeno il 30%, mentre l’11,3% segnala di non averne riscontrato. La riduzione del fatturato è maggiormente diffusa al Nord Ovest (88,9%) e al Nord Est (85,8%), mentre nel Centro Italia si segnalano per il 61% aziende con un calo di almeno il 30% del fatturato, seguite da imprese del Nord Est (53,1%).

 

Le prospettive future. L’emergenza ha reso più forte l’esigenza di migliorare il livello di digitalizzazione per il 42% delle imprese. La frequenza è più alta al Centro (48,4%) e al Nord Est (44,8%). Le imprese del Nord Ovest sono quelle dove le esigenze sono state meno impellenti (38,1%), segno forse di una familiarità già acquisita con la digitalizzazione. Ma quanto sono disposte a investire le imprese nella svolta tecnologica? «Per quasi il 56% delle imprese», risponde Alessia Poletti, senior field marketing manager per Italia, Malta e Grecia di Sap Concur, «l’introduzione della digitalizzazione ha comportato o comporterà dei vantaggi economici: il 30% delle imprese ha avuto un risparmio immediato dalla digitalizzazione e nell’83% dei casi i risparmi vengono reinvestiti in azienda (nuovi investimenti, R&S e formazione ai dipendenti). Sebbene non si possa definire un investimento base per tutte le aziende, è stato indagato invece il risparmio dovuto alla digitalizzazione: in più della metà dei casi (57,2%) c’è stato un risparmio inferiore a 10 mila euro e nel 37,7% il vantaggio è compreso tra 10 mila e 50 mila euro».

Tra i bisogni scaturiti dal lockdown domina il telelavoro (64,3%), mentre seguono l’e-commerce (10,8%) e la gestione automatizzata dei rapporti con il personale (8,1%) che è strettamente legata alle forme di lavoro da casa. A causa della chiusura delle frontiere, passano in secondo piano la gestione digitalizzata della nota spese del personale (1,1%) e l’implementazione di strumenti di prenotazione viaggi (0,5%). «Il lavoro agile appare dunque strettamente correlato con alcuni processi organizzativi e tecnici. Solo risolvendo questi nodi si potrà sviluppare sempre di più la tendenza allo smart working, recuperando posizioni rispetto alle altre nazioni europee», commenta la manager. «La situazione in cui tutti noi ci troviamo ha ridefinito pesantemente il modo di operare delle aziende italiane. Il Covid-19 ha portato alla luce un bisogno già ampiamente noto, quello della digitalizzazione, facendolo passare da ciò che talvolta si considerava un “qualcosa in più” fino a considerarlo un fattore chiave per la sopravvivenza delle imprese. Processi completamente integrati, soprattutto per quanto riguarda la spesa aziendale, sono oggi fondamentali», dichiara ancora Poletti, aggiungendo che «Sono svariati i fondi e le iniziative sia in ambito nazionale che in ambito Europeo» per incentivare il processo. «Vista la situazione che ci troviamo a fronteggiare, è probabile che per incentivare ulteriormente le aziende, altre forme e soluzioni verranno ulteriormente attivate. Sarà tuttavia importante riuscire ad avere accesso a questi fondi, senza lasciare nulla “sul piatto”, come purtroppo spesso accade», conclude.

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