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La diffida non risparmia i crediti del «sommerso»

L’azione ispettiva si fa sempre più incisiva: a rafforzare l’efficacia degli strumenti a disposizione degli organi di vigilanza – e in particolare degli ispettori delle Dtl – è intervenuto il ministero del Lavoro con la circolare 1/2013 dedicata alla diffida accertativa dei crediti patrimoniali. Si tratta di un istituto introdotto dall’articolo 12 del Dlgs 124/2004, che però ha spesso diviso la dottrina sulla propria portata applicativa. Ora il Lavoro ha delineato con esattezza i confini interpretativi, estendendo l’operatività della diffida anche a fattispecie sulle quali mancava una precisa linea di indirizzo.
Dopo i chiarimenti, la diffida acquista particolare ampiezza e i datori di lavoro dovranno prestare attenzione alle conseguenze che alcune condotte irregolari potrebbero generare: la diffida accertativa, infatti, ha natura di titolo esecutivo e mira al soddisfacimento degli interessi patrimoniali dei lavoratori. In sostanza, se gli ispettori rilevano inosservanze della disciplina contrattuale da cui derivino crediti in favore dei lavoratori, diffidano i datori a corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti.
La circolare n. 1/2013 è solo l’ultimo tassello su questa materia – che era stata rilanciata anche dalla direttiva ministeriale del 18 settembre 2008 – ma le precisazioni che sono state date conferiscono all’istituto due elementi di novità.
e Il primo riguarda il contenuto dell’accertamento tecnico, che può avere a oggetto non solo l’ammontare del credito ma anche la sussistenza di questo credito, esplicando i propri effetti – ad esempio – sui rapporti di lavoro sommersi.
Resta inteso che il credito debba avere alcune caratteristiche, come la preventiva certezza, la determinatezza e la esigibilità: è insomma necessario che derivi da elementi oggettivamente valutabili, sebbene questi possano trarre origine direttamente dall’accertamento ispettivo. Proprio questa connotazione, delineata dalle istruzioni del Lavoro, potenzia decisamente il ricorso alla diffida.
La lettura della circolare conferisce quindi all’accertamento dei «minimi» retributivi una valenza che va oltre la semplice fotografia della situazione che l’ispettore può effettuare durante l’accesso in azienda, ad esempio limitandosi all’esame della documentazione già presente: l’accertamento si concentrerà non solo sui rapporti di lavoro emersi – si pensi alla verifica di buste paga che non risultano liquidate – ma anche su quelli da far emergere.
r Il secondo aspetto su cui insiste la circolare risiede nelle indicazioni operative che il personale ispettivo è tenuto a seguire nel compiere il riscontro dei fatti: gli indirizzi si traducono in una vera e propria classificazione dei crediti che possono o meno formare oggetto di diffida. Le fattispecie individuate sono cinque:
– crediti retributivi da omesso pagamento;
– crediti di tipo indennitario, da maggiorazioni, Tfr, e così via;
– retribuzioni di risultato, premi;
– crediti retributivi derivanti da un non corretto inquadramento della tipologia contrattuale;
– crediti legati al demansionamento, alla mancata applicazione dei minimi retributivi o derivanti dall’accertamento di lavoro sommerso.
Secondo il Lavoro, le prime due categorie di crediti sono diffidabili, perché «oggettivamente valutabili». Nel caso della terza categoria, la diffida è applicabile solo quando sia presente una valutazione di merito del datore di lavoro con riferimento agli elementi retributivi in questione.
I crediti derivanti da riqualificazione del rapporto sono invece rimessi dal ministero alla sfera di valutazione del giudice. Anche su questo punto è arrivato un chiarimento importante, che incide anche sui regimi di subordinazione introdotti dalla legge 92/2012 in merito alle collaborazioni a progetto e ai contratti a partita Iva: in seguito a un eventuale disconoscimento della natura parasubordinata del rapporto, l’organo ispettivo non intimerà al datore di lavoro il pagamento delle eventuali differenze di trattamento economico. Diversa è invece l’ipotesi del disconoscimento del rapporto di apprendistato (ad esempio, per il mancato rispetto degli oneri di stabilizzazione introdotti dalla riforma del lavoro): il differenziale derivante dal diverso inquadramento contrattuale fa scattare la diffida (circolare Lavoro n. 5/2013).
Sono infine diffidabili i crediti classificati nella quinta categoria, sebbene debba comunque essere individuato il Ccnl applicato: peraltro – se ci si trova nell’ambito della responsabilità solidale – la diffida è notificata a tutti i soggetti responsabili (circolare n. 5/2011).

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