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La diffida deve essere esigibile

Affinché la diffida accertativa impartita dall’ispettore del lavoro possa assumere carattere di titolo esecutivo, tramite validazione del direttore della Dtl, deve avereil requisito dell’esigibilità.
Questo è il parere espresso dal ministero del Lavoro con la nota protocollo 4684 di ieri riguardante la possibilità, da parte del direttore della direzione territoriale del lavoro (Dtl), di procedere alla validazione della diffida accertativa emessa nei confronti di una società fallita.
L’indicazione ministeriale si fonda sull’interpretazione dell’articolo 12 del Dlgs 124/2004, con il quale il legislatore assegna al personale ispettivo della Dtl il potere di diffidare il datore di lavoro alla corresponsione al dipendente degli importi risultanti dall’accertamento, vale a dire di quegli importi la cui debenza, a seguito verifica ispettiva, risulta certa nel se nel quanto.
Strettamente collegata a tale aspetto è la necessità della preventiva certezza del credito come presupposto indefettibile del suo accertamento in via amministrativa, con l’avvertenza che i requisiti di certezza, della sua determinazione quantitativa, della sua esigibilità devono derivare da fonti, da fatti e circostanze oggettivamente valutabili e predeterminati che non sono riconducibili necessariamente al credito preesistente all’accertamento, ma possono anche scaturire dall’accertamento stesso. A tale accertamento di tipo tecnico la legge attribuisce, secondo lo stesso ministero (circolare 1/2013), quel particolare grado di certezza necessaria a fargli spiegare efficacia di titolo esecutivo.
Posta in questi termini, la diffida è dunque finalizzata a creare un collegamento più stretto tra l’attività di vigilanza svolta dagli ispettori del lavoro e la soddisfazione dei diritti dei lavoratori, anche con il conseguente scopo di deflazionare il carico di lavoro dei tribunali e, quindi, promuovere forme conciliative di risoluzione dei conflitti individuali di lavoro.
Tuttavia, la diffida accertativa, per assumere il carattere del titolo esecutivo, deve possedere tutti i requisiti previsti dall’ordinamento giuridico vigente e individuati, in particolare dall’articolo 474 del codice di procedura civile e cioè che sia certo, liquido ed esigibile.
Pertanto, nel caso dell’accertamento nei confronti di una società fallita l’eventuale conseguente provvedimento di diffida accertativa non potrà essere legittimamente validato dal direttore in quanto, pur sussistendo, per ipotesi, il requisito della certezza e della liquidità, certamente nella circostanza manca il requisito della esigibilità.
Infatti, l’articolo 51 del Dlgs 51/2006 (nuova legge fallimentare) chiaramente stabilisce che, salvo diversa disposizione di legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento, nessuna azione individuale esecutiva o cautelare anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento.
La circostanza in questione esclude pertanto che nei confronti della società fallita si possa procedere a validazione, atteso che lo stesso atto non possiede intrinsecamente i requisiti di titolo esecutivo.

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