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La democrazia del Capo Così i “presidenti” guidano l’Italia sospesa

Il virus ci ha cambiati profondamente. Ma non è chiaro come. Quali effetti lascerà su di noi, sulle nostre istituzioni, sulle norme che regolano la nostra vita. E, dunque, sul sistema democratico. Si tratta di questioni già affrontate nelle indagini di Demos pubblicate su questo giornale. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono verificati alcuni eventi che confermano il segno e la misura di queste trasformazioni. Sul piano politico e istituzionale. E sull’opinione pubblica.
\\È opportuno sottolineare, all’inizio, due premesse. La prima, sostanziale: gli italiani non mettono in discussione la democrazia. Una larghissima maggioranza di cittadini (71%, nel recente Rapporto su “Italiani e Stato”) la ritiene, infatti, la migliore forma di governo possibile.
La seconda: le principali tendenze emerse negli ultimi mesi vengono da lontano. Tuttavia, le paure sollevate dalla pandemia hanno reso i cambiamenti più profondi ed espliciti.
Provo a descriverli, senza la pretesa di riassumerli tutti in modo esauriente.
Una prima conseguenza riguarda i diritti dei cittadini. I due terzi degli italiani, infatti, oggi ritengono che lo Stato debba imporre limiti alle libertà dei cittadini, pur di garantire la sicurezza di tutti. Questo orientamento è mutato sensibilmente nel corso dell’ultimo anno. All’inizio della pandemia, infatti, il consenso verso il ruolo di sorveglianza dello Stato era quasi unanime. In seguito, si è ridimensionato, insieme al sentimento di insicurezza, mentre si è allargata l’insofferenza verso i controlli. Perché costringono le persone a una vita senza relazioni. E generano difficoltà economiche crescenti a molte persone e a molte categorie di lavoratori.
Il sentimento di inquietudine e paura alimentato dal Virus ha, inoltre, prodotto effetti significativi sul piano politico e istituzionale.
Anzitutto, ha accentuato e personalizzato la domanda di autorità. I cittadini si sono stretti intorno al Capo del Governo. La fiducia nei confronti di Giuseppe Conte è, infatti, salita vistosamente insieme all’irruzione del Covid. La popolarità del governo ha superato il 70%, nel marzo 2020 ed è scesa sensibilmente nei mesi seguenti, fino all’estate, quando molti si erano illusi che il Virus si fosse esaurito. Per poi riprendersi lievemente in autunno. Parallelamente, l’opposizione è stata percepita come un ostacolo di fronte alla necessità di governare l’emergenza.
Così si è affermata una sorta di “Democrazia del Capo”. Un “presidenzialismo non dichiarato”. Divenuto evidente in occasione della crisi del governo Conte, risolta dal Presidente Mattarella (che ha raggiunto un livello di popolarità molto elevato) attraverso la designazione di Mario Draghi. Commissario della Bce. Si è, dunque, passati da un Presidente (del Consiglio) all’altro, per scelta del Presidente – della Repubblica. Va sottolineato come né Draghi né Conte siano stati “eletti” in Parlamento. Un altro segno del cambiamento in atto nella nostra democrazia rappresentativa. Da tempo. Perché neppure Monti e Renzi erano parlamentari eletti.
È, inoltre, divenuta più evidente l’importanza della Ue sulle scelte politiche nazionali. In quanto Draghi è considerato un garante di fronte al debito – enorme – del Paese.
La sua designazione è stata condivisa, in Parlamento, da una maggioranza politica pressoché totale. Quasi senza opposizione. Uno spazio occupato solamente dai Fd’I di Giorgia Meloni.
Così, oggi, alla guida del Paese vi sono due governi. Entrambi personalizzati. Il “governo di Draghi” (e Mattarella), composto da tecnici, capaci di affrontare i temi critici, soprattutto nei rapporti con l’Europa (… e con l’Italia). Affiancato da un “governo dei partiti”, a loro volta proiezione dei leader, che riproduce gli equilibri interni a una maggioranza (praticamente) totale. E composita. Il Parlamento, per questo, appare meno influente. Nell’ultimo anno, per affrontare l’avanzata del Covid e le sue conseguenze, si è ricorso prevalentemente ai Dpcm. Una sigla divenuta popolare, che significa Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Dal mese di febbraio 2020 fino ad oggi ne sono stati avviati più di 20.
Infine, ma non per importanza, bisogna sottolineare come i rapporti fra Stato e Regioni si siano complicati. In particolare, sulle misure per affrontare la pandemia e le sue conseguenze. Fino a tratteggiare una sorta di “Stato arcipelago”, come lo ha definito Sabino Cassese, su liMes.
La nostra democrazia, dunque, sta cambiando, rapidamente e profondamente. È una “democrazia dell’emergenza permanente”. Contaminata dalla paura.
Una democrazia che accentua il ruolo del governo e del suo Capo. Ridimensiona il peso dell’opposizione. Mentre cresce la disponibilità a limitare diritti e le libertà, in nome della sicurezza. Una “democrazia dei Presidenti”.
È probabile che queste condizioni influenzino anche il futuro, oltre al presente. Perché è difficile cogliere confini e distanze, fra presente e futuro. In questo tempo sospeso. Come la nostra democrazia.
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