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La delusione di Draghi: grande tristezza

«Mettiamo da parte le circostanze straordinarie e le domande che tutti noi abbiamo per i nostri amici britannici, per noi stessi e per il mondo in generale. La migliore parola è tristezza per tutti noi che siamo testimoni di cambiamenti di questa grandezza. Mettiamo da parte tutto questo e apriamo la nostra conferenza».

Per una volta il presidente della Bce Mario Draghi non ha parlato di iniezioni di liquidità, di interventi «whatever it takes», qualunque cosa sia necessaria. Ieri all’apertura del forum della Banca centrale europea di Sintra, in Portogallo, Draghi ha lasciato prima di tutto spazio a uno stato d’animo. Comprensibile in chi ha speso gli ultimi quattro anni e mezzo a dare stabilità a un’Europa scossa alle fondamenta dalla crisi.

Il forum di Sintra — prima edizione due anni fa — doveva essere una risposta europea all’incontro estivo di Jackson Hole promosso dalla Fed. Un’occasione per ragionare delle prospettive di lungo termine dell’economia del Vecchio Continente. Nella scorsa edizione, in realtà, il confronto si era inevitabilmente concentrato sul rischio di uscita della Grecia dalla Ue. Dall’ipotesi (scongiurata) alla realtà: quest’anno impossibile eludere gli interrogativi generati dalla Brexit. Con il deprezzamento della sterlina sia rispetto al dollaro (ieri il calo a fine giornata ha toccato il 3,6% a 1,321 dollari) sia rispetto all’euro (meno 3,3% a 1,199 euro). E poi le Borse sull’ottovolante. E una delicata ripresa — fino ad oggi difesa dalla Bce a colpi di iniezioni di liquidità — ora a serio rischio.

La stessa agenda del forum di Sintra è stata messa a soqquadro dai nuovi e più urgenti impegni dei relatori. L’evento clou della tre giorni di lavori era previsto per domani con una tavola rotonda a cui avrebbero dovuto partecipare la numero uno della Fed, Janet Yellen, insieme con il presidente della Bce Mario Draghi e al governatore delle Bank of England, Mark Carney.

Ieri pomeriggio la Federal Reserve ha annunciato che Yellen, a Basilea per il meeting annuale della Banca dei regolamenti internazionali, avrebbe fatto ritorno direttamente a Washington. D’altra parte gli effetti dell’uscita del Regno Unito dalla Ue hanno già cominciato ad avere riverberi oltreoceano: sempre più lontana l’ipotesi di un aumento dei tassi Usa. Più che mai giustificata, poi, l’assenza del numero uno della Bank of England, Mark Carney. Per finire lo stesso Draghi ha dovuto dare forfait: la sua presenza è richiesta a Bruxelles oggi e domani al Consiglio europeo.

Prima del voto inglese la Bce aveva detto di essere «pronta a ogni evenienza». Ora si tratterà per Mario Draghi di definire misure che vadano oltre gli interventi già importanti messi in campo per fermare la Grande Crisi. Le misure più recenti, come l’acquisto da parte della Bce di obbligazioni societarie e i finanziamenti speciali alle banche, avrebbero dovuto iniziare a dare i loro effetti proprio ora.

Rita Querzé

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