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La delibera dannosa è annullabile per eccesso di potere

Un delibera presa solo nell’interesse di quei pochi condomini, che solitamente in assemblea rappresentano un numero elevato di millesimi, può essere annullata se assunta in eccesso di potere.
Finalmente una buona notizia che mette fine alla “dittatura” condominiale di quei proprietari che si mettono insieme al fine di perseguire un vantaggio personale in contrasto con l’interesse collettivo del condominio.
Questo è quello che rimarca il Tribunale di Lecco con la sentenza n. 701/2014. Pur non essendoci alcuna norma che consente l’annullamento di una delibera condominiale in assenza di un vizio formale, il giudice di merito, basandosi sulla giurisprudenza di legittimità che configura l’eccesso di potere ogni qual volta l’interesse collettivo viene leso unitamente all’interesse del singolo, ha annullato la delibera. In particolare, la delibera impugnata era stata assunta a maggioranza di pochi condomini, che avevano nominato nuovamente un amministratore già giudicato inadeguato perché aveva ingenerato diversi contenzioni giudiziari, esponendo il condominio a continui esborsi legali.
Dopo una parentesi a conduzione giudiziale, il vecchio amministratore, proprietario di casa nel condominio si ricandida e, grazie alla complicità di alcuni condomini amici che rappresentano la maggioranza in termini di millesimi, viene rieletto.
Il sindacato del giudice, in sede di impugnativa di una delibera condominiale, attiene solo alla legittimità della delibera stessa in relazione a una violazione di una legge o del regolamento, essendo precluso l’esame del merito e cioè delle ragioni di opportunità o di convenienza che hanno indotto l’assemblea ad assumere quella decisione.
In un solo caso il merito può essere sindacato da giudice ed è proprio quando l’assemblea ha deliberato con eccesso di potere (Cassazione, sentenze 3177/78 e, più recentemente, 6853/2001 e 10754/2011).
La nozione di “eccesso di potere” è di natura strettamente amministrativa, appartenendo in particolare al diritto pubblico nell’ambito dei vizi di legittimità dell’atto. La giurisprudenza ha trasfuso questo termine in ambito condominiale, configurandolo come una grave lesione dell’interesse della comunione come dispone l’articolo 1109 del Codice civile, primo comma: «ciascuno dei componenti la minoranza dissenziente può impugnare avanti l’autorità giudiziaria le deliberazioni della maggioranza se la deliberazione è gravemente pregiudizievole alla cosa comune».
In conclusione, tutte le volte in cui una delibera assembleare crea un grave pregiudizio all’amministrazione della cosa comune, sussisterà il vizio di eccesso di potere e, dunque, il giudice potrà annullare la decisione viziata.

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