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La delega va sempre esibita

Se non viene esibita la delega che autorizza una persona diversa dal capo ufficio a sottoscrivere l’atto impositivo, l’avviso è affetto da nullità insanabile. A precisarlo è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 17400 depositata ieri.
Un contribuente aveva impugnato due avvisi di accertamento, lamentando che erano privi di valida sottoscrizione: in particolare gli atti, sottoscritti per delega, dal responsabile del procedimento, e non dal direttore dell’ufficio, non recavano l’allegazione della citata delega.
La Commissione provinciale prima, e la regionale dopo, condividevano le tesi difensive ed annullavano gli accertamenti in quanto affetti da nullità insanabile.
In particolare il giudice di appello, cui si era rivolto, senza successo, l’Agenzia, evidenziava che l’operato dell’Ufficio era affetto da nullità insanabile in base all’articolo 42 del Dpr 600/73, avendo emesso i due atti impositivi senza esibizione ed allegazione della delega del capo dell’ufficio alla sottoscrizione degli stessi da parte del funzionario designato.
L’agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione sostenendo che non poteva essere eccepita la nullità degli atti, in quanto erano stati sottoscritti dal responsabile del procedimento munito di delega di firma conferita con specifico ordine di servizio del direttore dell’ufficio. Ne conseguiva l’impossibilità di dichiarare la nullità, a norma dell’articolo 42 del Dpr 600/73, relativo soltanto ai casi di mancata sottoscrizione.
In base all’articolo 42 gli accertamenti in rettifica e quelli d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. L’accertamento è nullo se l’avviso non reca, tra l’altro, la sottoscrizione, le indicazioni e le motivazioni previste dalla citata norma.
Peraltro, secondo la tesi dell’Agenzia, non vi era motivo di ritenere obbligatoria l’allegazione della delega, in applicazione dell’articolo 7 dello Statuto del contribuente, in quanto non è la delega stessa a contenere la motivazione dei recuperi tributari.
Si trattava, in altre parole, di un provvedimento interno tipico ed esclusivo dell’organizzazione dell’ente impositore
I giudici di legittimità, con una condivisibile motivazione, hanno ritenuto manifestamente inammissibile il ricorso dell’Agenzia. Secondo la Suprema Corte infatti, occorre confermare il consolidato orientamento giurisprudenziale in base al quale l’accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del direttore del’ufficio o di altro funzionario della carriera direttiva da lui delegato.
Se la firma non è quella del capo dell’ufficio titolare, in caso di contestazione, è l’amministrazione a dover dimostrare l’esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore o la presenza della delega del titolare dell’ufficio.
Il solo possesso della qualifica non abilita il funzionario alla sottoscrizione, dovendo il potere di organizzazione essere in concreto riferibile al capo dell’ufficio.
A nulla rileva, peraltro, la disposizione dello Statuto (articolo 7) in merito all’allegazione degli atti, in quanto non è in discussione la partecipazione del contribuente agli atti presupposti ma l’esistenza di un elemento necessario del provvedimento.

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