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La delega punta alla conciliazione

di Giovanni Parente

L'avvio del reclamo obbligatorio da oggi può essere solo l'antipasto. Il contenzioso tributario si prepara a cambiare ancora più radicalmente. Negli obiettivi del Governo c'è l'idea di mettere mano all'attuale sistema del contenzioso. La bozza di delega fiscale, che il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare molto probabilmente già questa settimana, è chiara sugli intenti e sibillina sulle modalità. Da un lato, infatti, afferma a chiare lettere che bisogna accelerare la definizione delle cause iscritte presso le Commissioni tributarie. Dall'altro, fa riferimento a «procedure stragiudiziali» per le liti di modesta entità. Un'espressione laconica che potrebbe far presagire una conciliazione più sul modello di quanto già sperimentato per le cause civili e commerciali e un'estensione del reclamo/mediazione anche alle controversie con Equitalia e con gli altri enti impositori (si veda anche la pagina a lato).
Sono ancora una volta i numeri a far capire che la rotta deve essere invertita. Al termine dello scorso anno, la sola agenzia delle Entrate aveva in corso oltre 560mila controversie tra i due gradi di merito e la Cassazione. Un dato su cui è intervenuto il toccasana (anche per le casse pubbliche) della definizione delle liti pendenti fino a 20mila euro di valore, il cui termine ultimo per pagamento e presentazione della domanda scade proprio oggi. La sanatoria ha contribuito di chiudere in un sol colpo 120mila fascicoli, e forse se ne aggiungerà qualcun'altro visto che il Milleproroghe ha esteso la possibilità di chiudere i conti con il fisco alle cause aperte fino al 31 dicembre scorso. Il contenzioso, però, non si ferma. Sempre sull'agenzia delle Entrate (che, pur essendo la controparte più rilevante in termini numerici, non è certamente l'unica) ha visto un calo del 7,7% dei nuovi ricorsi presentati contro i suoi atti in tutti e tre i gradi di giudizio. Stiamo parlando comunque di 227.739 cause, di cui poco più di 50mila in appello.
La bozza di delega pensa di intervenire anche sul secondo grado, estendendo la conciliazione giudiziale anche in Commissione tributaria regionale. Finora, infatti, la conciliazione tra contribuente e pubblica amministrazione è possibile solo davanti al giudice della provinciale e comunque non oltre la prima udienza. In sostanza, è l'ultimo rimedio utile per fare pace con il fisco, perché ravvedimento, acquiescenza e adesione possono essere tentati prima che si arrivi in contenzioso. Ancora una volta i dati possono essere d'aiuto e non raccontano propriamente una storia di successo. Nel 2010 (ultimo anno disponibile) sono andate a buon fine 3.071 conciliazioni: decisamente poche se si pensa che rappresentano appena l'1,1% del totale dei ricorsi definiti in quell'anno. Il primato delle imposte "conciliate" va all'Irap (844) che precede anche l'Irpef con relative addizionali (797). Il fatto che oltre il 90% delle conciliazioni riguardi tributi erariali la dice lunga sul suo utilizzo da altre controparti che non siano agenzie fiscali e agente della riscossione. Tra l'altro, il reclamo che debutta oggi taglierà fuori tutte le potenziali liti con le Entrate fino a 20mila euro per cui non si sia raggiunto un accordo.
Ma c'è anche un'altra questione non certo di secondo piano. La bozza di delega non contiene un indirizzo su come e da chi dovrebbero essere composti i collegi giudicanti. La maxi-retata di Napoli che ha visto coinvolti 16 magistrati tributari in un'inchiesta sulla camorra e i casi di corruzione emersi negli ultimi anni pongono anche il problema della «professionalizzazione» dei magistrati tributari che sempre più spesso si trovano a dover decidere su controversie di valore elevato o che riguardano contestazioni sull'interpretazione di norme tributarie, come l'abuso del diritto, che richiedono conoscenze approfondite non solo di fisco. Le ultime manovre hanno delineato un modello che va verso una maggiore presenza di giudici provenienti da altre magistrature a discapito dei professionisti. Il rischio però è che, con le pendenze e i carichi di lavoro attuali, si accumulino ritardi nella chiusura delle cause sia nella giustizia ordinaria che in quella tributaria.
 

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