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La delega fiscale ricomincia da tre

Oggi in commissione Finanze alla Camera riprende il cammino della delega fiscale. Il rilancio dell’iter parlamentare, dopo l’accordo sottoscritto da tutte le forze di maggioranza, era atteso per il pomeriggio di ieri, ma il braccio di ferro sul Ddl Ambiente l’ha fatto slittare a questa mattina.
Poco male, per un provvedimento che dopo essere stato approvato a Montecitorio nell’ottobre dello scorso anno è rimasto bloccato per oltre 7 mesi a causa della crisi politica. L’intenzione di Pdl, Pd e Scelta civica adesso è quella di accelerare nelle prossime settimane – attraverso l’attività di coordinamento di un «comitato ristretto unico» Camera-Senato – e licenziare la riforma prima della pausa estiva per affidarla al Senato alla ripresa dei lavori (secondo i più ottimisti si potrebbe addirittura ipotizzare un’approvazione alla Camera entro il 15 luglio e un ok definitivo del Senato prima dello stop di agosto). Tempistiche che sembrano a ogni modo plausibili considerato il clima di concordia che circonda il nuovo Ddl (atto Camera 1122), il cui primo firmatario e relatore è il presidente della commissione Finanze, Daniele Capezzone (Pdl).
L’articolato recupera in gran parte le norme originarie già votate alla Camera e volute dal Governo Monti e dell’allora sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, integrandole con gli emendamenti inseriti al Senato, con il testo proposto da Marco Causi (Pd) e con un altro Ddl specifico dedicato all’abuso del diritto presentato dal vicepresidente della commissione Finanze, Enrico Zanetti (Scelta Civica).
Gli obiettivi della delega, strutturata nei quattro articoli in cui erano stati accorpati, durante l’esame in Commissione alla Camera, i 17 articoli iniziali, riguardano, fondamentalmente, la revisione del catasto dei fabbricati e misure di monitoraggio più stringenti in materia di evasione ed erosione fiscale, la disciplina dell’abuso del diritto e dell’elusione (ma qui dovrebbe subentrare il testo di Zanetti), norme in materia di tutoraggio e semplificazione, la revisione del contenzioso e del sistema punitivo con un riordino delle sanzioni penali e amministrative parametrate al livello delle violazioni e l’introduzione di una governance fiscale, ispirata al decreto legislativo 231/01, che faccia scattare una forma di responsabilità per la società in caso di inadempienze particolarmente gravi in materia tributaria.
Inoltre, si punterà a una modifica della tassazione sui redditi di impresa e, in particolare, sui regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni. Gli attuali quattro regimi – da quello dei minimi (con tassazione al 5%) al cosiddetto forfettone – saranno ridotti con l’introduzione di forme premiali per le nuove attività produttive.
Certo, poi, sarà necessario che il ministero dell’Economia vari tempestivamente i decreti attuativi della delega. Ma i tecnici di via XX settembre, in questi mesi – come raccontato dal Sole 24 Ore del 2 giugno scorso – non hanno abbandonato il progetto legislativo, mettendo le basi per recepire le raccomandazioni formulate dal Fondo monetario internazionale e dalla Ue.
Gli interventi sull’ordinamento fiscale potranno andare, in ogni caso, anche su altre materie. A condizione che siano a costo zero.
Così non sembra, ad esempio, per quelli di cui si è discusso ieri nella stessa commissione Finanze, durante il question time, a proposito dalla possibilità di variare il sistema delle detrazioni fiscali i cui importi sono rimasti invariati dagli anni ’90. In particolare, i deputati hanno sottolineato come la soglia di reddito annuo per poter qualificare un familiare fiscalmente a carico è fermo da tempo a 2.840,51 euro.
Il ministero dell’Economia al riguardo ha però fatto presente che il Tuir «prevede un articolato sistema di detrazioni, potenziate dalla legge 228 del 2012, per carichi di famiglia il cui ammontare varia in proporzione al reddito conseguito nonchè al numero dei figli» e che innalzare a 5mila euro la soglia costerebbe, in termini di minor gettito, un miliardo nel 2013 e 1,5 miliardi nel 2014.

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