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La delega costa la confisca

Poter disporre per delega di un conto corrente configura il concetto di «disponibilità» e, pertanto, giustifica il sequestro delle relative somme anche per i reati tributari. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 38694 della Terza sezione penale, depositata ieri. La Cassazione ha così avallato l’operato del Gup di Brescia che, in presenza di un accordo tra le parti quanto alla pena da infliggere, aveva comunque proceduto alla confisca di immobili e somme di denaro nei confronti della persona condannata per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali.
La Corte ha chiarito innanzitutto che l’intervenuto patteggiamento non ha effetto quanto alla contestuale applicazione della misura patrimoniale. L’accordo infatti, ricorda la Corte, si forma solo ed esclusivamente sul trattamento sanzionatorio e su questo vincola il giudice. La confisca è invece sempre applicabile. Anche quando la pena concordata è sotto i due anni. Il fatto però che il legislatore abbia sottratto all’accordo tra le parti la misura patrimoniale non significa – prosegue la sentenza – che le parti stesse, nella loro discrezionalità, non possano inserire nell’intesa sul trattamento sanzionatorio anche un ulteriore accordo in materia. «Tuttavia – scrivono i giudici –, proprio perché la legge è categorica nello stabilire che le suddette misure non rientrano nella disponibilità delle parti, essendone riservata l’applicazione al giudice, è ovvio che un eventuale accordo potrebbe avere solo una semplice funzione di orientamento nella decisione del giudice il quale, quindi, può tenerne conto o no».
Quanto alla disponibilità, la Cassazione ritiene che la delega a operare sul conto corrente può rientrarvi, a condizione che non preveda limitazioni, nel senso che il delegato sia autorizzato a operare senza condizioni. Nel caso esaminato era emerso che il condannato era titolare di una delega a intervenire su un piano di parità con la moglie, senza limiti di sorta, tantomeno con obbligo di limitare i suoi interventi entro il tetto della metà della disponibilità del conto corrente come si sarebbe potuto pensare applicando la disciplina del Codice civile sulle obbligazioni in solido. Ciò che conta, insomma, è il potere di utilizzo di fatto che, secondo quanto accertato nel giudizio di merito, era pieno. Gli stessi precedenti della Cassazione che la difesa aveva chiamato in soccorso non sono di aiuto, perché riguardano l’insufficienza di una delega, da sola, a giustificare la confisca, senza un’indagine sul suo contenuto.
La Cassazione, infine, si sofferma ad avvertire che l’inclusione di beni all’interno di un fondo patrimoniale non è di ostacolo al sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca. Non esiste infatti un’incompatibilità tra il sequestro preventivo e i regimi di particolare favore assicurati dalla normativa civilistica a favore di alcuni beni a causa della loro natura o destinazione. Tantopiù, conclude sul punto la Cassazione, che il sequestro non presuppone alcuna responsabilità civile e non prelude a un’espropriazione ma, semmai, a un provvedimento sanzionatorio.

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