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La deduzione delle perdite sterilizzata per tre acconti

Le svalutazioni e le perdite su crediti rilevate nei bilanci delle banche saranno deducibili ai fini Ires e Irap integralmente nell’esercizio di competenza. È questa, in sintesi, la novità che il sistema bancario italiano attendeva al fine di allinearsi agli altri Paesi Ue eliminando uno svantaggio competitivo e che è stata prevista nel decreto legge sulla giustizia civile che è stato approvato dal Consiglio dei ministri di martedì 23 giugno e che è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
L’applicazione del nuovo articolo 106, comma 3 del Tuir avviene salvaguardando il gettito erariale , perciò dettando norme transitorie ad hoc anche per le svalutazioni/perdite pregresse in corso di deduzione.
Sulla base della norma in corso di introduzione, gli enti creditizi e finanziari potranno dedurre immediatamente e per intero le svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela, al netto delle rivalutazioni, iscritti come tali in bilancio.
Solo per il 2015 la deduzione si limita al 75% con rinvio del restante 25% ai successivi esercizi. Sono sempre deducibili interamente le perdite realizzate mediante cessione dei crediti a titolo oneroso.
In relazione all’individuazione delle voci di bilancio valgono le precisazioni che sono contenute nella circolare dell’agenzia delle Entrate n. 14/E del 4 giugno 2014 (si vedano voce 70 di Stato Patrimoniale e voce 130 di Conto economico, tenendo altresì conto di eventuali utilizzi di fondi rischi su crediti).
Avendo, invece, riguardo alle svalutazioni operate in precedenti esercizi e in corso di deduzione in base alle disposizioni dell’articolo 106, comma 3 tempo per tempo vigente – si ricorda che dall’esercizio 2013 la deduzione delle perdite/svalutazioni avviene su cinque esercizi mentre fino al 2012 era fissato un limite annuo e l’eccedenza andava ripartita su diciotto esercizi –, queste perdono la loro originaria cadenza di rientro fiscale per seguire il seguente nuovo calendario di deduzione: 2015 zero, 2016 5%, 2017 8%, 2018 10%, dal 2019 al 2024 12%, 2025 5 per cento. Nel monte delle svalutazioni in esame viene sommato anche il 25% non dedotto nel 2015.
L’attuale versione dell’articolato (articolo 23, comma 4) può far sorgere il dubbio che solo le svalutazioni operate dal 2013 rientrino nel riscadenziamento sugli esercizi futuri, mentre resti fisso il recupero dei “diciottesimi” delle precedenti annualità.
Si ricorda, inoltre, che l’articolo 106, comma 3 del Tuir è applicato anche dalle imprese di assicurazione posto il richiamo effettuato dall’articolo 16, comma 9 del decreto legislativo 173/1997.
Le disposizioni come sopra introdotte per l’Ires, sono riprodotte anche con riferimento all’Irap (articolo 6, decreto legislativo 446/97) fermo restando che per quanto concerne il transitorio le rettifiche di valore sui crediti in corso di deduzione sono solo quelle formatesi dal 2013 dato che in precedenza tali componenti erano irrilevanti.
Da ultimo i commi 5 e 10 prevedono che ai fini della determinazione degli acconti Ires e Irap dovuti per gli anni 2015, 2016 e 2017 non si tiene conto né degli effetti della immediata deducibilità delle perdite/svalutazioni, né della rimodulazione dei rientri. È auspicabile che arrivi un’indicazione sulla metodologia applicativa e, in particolare, sull’apparente sopravvivenza virtuale dell’attuale articolo 106, comma 3 ai soli fini della determinazione dell’acconto.
È possibile ritenere che le modifiche in corso di introduzione non vadano a incidere sulle Dta iscritte nei bilanci e oggetto di approfondimento da parte delle autorità comunitarie, dal momento che essendo comunque rispettato il cosiddetto probability test, si tratta solo di una diversa modulazione temporale del rientro.
Anche il successivo articolo 24 (si veda anche l’articolo riportato sotto) ha impatto sulla fiscalità dei bilanci bancari dal momento che prevede la non trasformabilità in crediti d’imposta, al verificarsi di perdite civilistiche ovvero perdite fiscali o valore della produzione netta negativa (Irap), delle Dta iscritte a fronte dell’avvenuto affrancamento ai fini fiscali di avviamenti e altre attività immateriali. La norma restrittiva è applicabile alle Dta iscritte dal bilancio 2015, anche se nella bozza di testo questo riferimento non è espresso chiramente, che così rimarranno legate al cosiddetto rigiro ordinario senza la possibilità di trasformazione.

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