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La dedizione al cliente non esclude il mercato

«Durante la pandemia tutte le attività sono state riviste e abbiamo imparato a confrontarci con la tecnologia. Abbiamo identificato i bisogni contingenti degli avvocati per fornire nuove opportunità. L’Ordine ha operato costituendo una cabina di regia con gli uffici giudiziari per organizzare protocolli, procedure emergenziali e promuovere la tecnologia, forzando i tempi lunghi del ministero. Gli avvocati hanno risposto con grande duttilità», dice ad Affari Legali Vinicio Nardo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano.

Domanda. Quali pensate di dover adottare nei prossimi mesi?

Risposta. Guardiamo avanti con determinazione e fiducia, per gestire la crisi affrontando le difficoltà con la ricerca di nuove soluzioni, anche per il dopo emergenza. Gli Ordini dovranno lavorare su tre fronti: innovazione, mercato, funzione sociale, ciò al fine di favorire l’evoluzione dell’avvocatura. La professione forense ha radici antiche, ma la tradizione include l’innovazione. La dedizione al cliente non esclude il mercato. Essere una parte nei processi non esclude la funzione sociale dell’avvocatura.

D. Alla luce della nuova situazione sarà il tempo di promuovere aggregazioni tra professionisti?

R. Il dopo Covid ci presenta uno scenario nuovo, anche con un rapporto inedito tra lo spazio e il lavoro. Vedremo aggregazioni più progettuali che fisiche. Milano raccoglie tutte le facce della professione, dai piccoli studi singoli ai grandi studi internazionali. Riguardo agli assetti societari degli studi, è importante comunque assicurare i diritti delle persone, materia delicata di competenza esclusiva degli avvocati liberi, indipendenti e autonomi.

D. Ritenete sia opportuno rivedere le norma deontologiche per rendere più flessibile il modo di esercitare la professione (pubblicità, uso dei social network per la ricerca della clientela)?

R. In un mondo che cambia anche le regole dovranno interpretare l’evoluzione. La pandemia è stata certo l’occasione per l’avvocato di crescere nella comunicazione, che diventa sempre più invasiva. La trasformazione della professione però, non deve farci perdere quelle garanzie di lealtà, fedeltà, riservatezza e competenza connaturate all’essere avvocato.

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