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La decontribuzione sarà estesa anche al 2016

Un taglio strutturale e permanente del costo del lavoro, per le assunzioni a tempo indeterminato. In vista della legge di stabilità 2016, i tecnici di palazzo Chigi e del ministero dell’Economia hanno aperto l’istruttoria, con l’obiettivo di proseguire nella progressiva riduzione del numero di assunzioni fatte con contratti precari, incentivando le imprese. Lo strumento principe resta quello della decontribuzione, ma è ancora tutta da scrivere l’entità dell’intervento che difficilmente potrà replicare il maxi taglio disposto con la precedente legge di stabilità e valido per tutto il 2015. Le linee guida, tuttavia, sono già fissate. Si punta ad estendere l’incentivo fiscale alle assunzioni stabili effettuate nell’arco del 2016, con un restyling che dovrà inevitabilmente tener conto delle risorse disponibili, essere sostenibile sul versante dei conti pubblici, e dovrà evitare di incorrere nei rilievi della Ue per gli aiuti di Stato. Al ministero dell’Economia stanno facendo delle simulazioni, anche sulla base di un esame dettagliato dei primi dati sulle attivazioni dei rapporti di lavoro che evidenziano, comunque, un forte aumento dei rapporti stabili. 1,9 miliardi per il 2015 Come è noto, per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre del 2015 con il contratto a tempo indeterminato (dal 7 marzo diventato “a tutele crescenti”) la legge di stabilità ha previsto l’esonero contributivo a carico del datore di lavoro per un importo fino a 8.060 euro l’anno, per una durata di tre anni. La scorsa legge di stabilità ha stanziato le risorse per coprire le minori entrate contributive, stimate – al netto degli effetti fiscali – in 1,886 miliardi nel 2015, con una dinamica crescente pari a 3,691 miliardi nel 2016, a 3,908 miliardi nel 2017, che riprende a calare a 2,105 miliardi nel 2018, per ridursi a 130 milioni nel 2019 fino ad annullarsi. La relazione tecnica ha stimato un impatto che, sulla base della distribuzione per classi di retribuzione (di fonte Inps), prevede vi sarà uno sgravio totale per circa 790mila contratti, mentre 210mila beneficeranno dello sgravio nella misura massima degli 8.060 euro. In totale saranno coinvolti un milione di lavoratori; secondo le stime dell’ufficio parlamentare di bilancio, circa 637mila sono coloro che nel corso del 2015 sarebbero comunque stati assunti con nuovi contratti a tempo indeterminato, anche in assenza di incentivi. In 363mila, invece, avrebbero continuato a essere occupati con un contratto diverso e grazie al benefit avranno la trasformazione a tempo indeterminato, a cui va aggiunta la nuova occupazione. Consenso al taglio nel 2016 L’idea di estendere al 2016 il taglio del costo del lavoro per le assunzioni stabili, sia pure attraverso un restyling del precedente meccanismo, ha il consenso di tecnici e politici. «Un taglio del cuneo contributivo è sicuramente un obiettivo auspicabile – commenta Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano e consigliere giuridico del premier Renzi – e da perseguire nei limiti della sua sostenibilità». Anche per Marco Leonardi, economista alla Statale di Milano, «un intervento sulla decontribuzione per i prossimi anni sarebbe opportuno, anche perchè con la legge di stabilità 2015 il governo si è, di fatto, impegnato per il futuro». Il ragionamento degli esperti è che il governo ha voluto provocare uno shock positivo sul mercato del lavoro, adottando per il 2015 una misura di carattere straordinario per entità, tuttavia l’interruzione repentina dell’incentivo rischierebbe di provocare solo una fiammata per un anno. Di qui l’idea di proseguire, per assicurare una certa continuità e gradualità all’intervento, ed evitare così effetti negativi negli anni successivi. Commenti positivi arrivano anche dai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, rispettivamente Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Ap): «Se il governo farà questa scelta troverà il mio pieno sostegno – sostiene Damiano -, è importante confermare anche per il 2016 la decontribuzione e, possibilmente, renderla strutturale. Va evitato l’effetto controproducente che si avrebbe se il beneficio venisse limitato al solo 2015, con la fiammata di contratti a tempo indeterminato e il successivo ritorno al lavoro precario». Dal Senato, Maurizio Sacconi è «favorevole a tutte le misure che riducano la pressione fiscale», ma indica anche un’altra priorità: «Bisogna collegare i salari alla produttività – aggiunge – attraverso la detassazione del salario di produttività, contrattato a livello aziendale o territoriale. Il fondo per la detassazione è stato ridotto e non rappresenta più un incentivo sensibile. Confidiamo che il tema entri nell’agenda di governo con la prossima legge di stabilità». Ocse: Italia con più disoccupati  In questo quadro arriva l’ultima rilevazione dell’Ocse che evidenzia a febbraio una disoccupazione in lieve calo nell’area dei 34 paesi sviluppati, pari al 7% (dal 7,1% di gennaio). Nell’area euro, il tasso di disoccupazione a febbraio è sceso dall’11,4% all’11,3% . In controtendenza solo tre paesi: Italia, Finlandia e Portogallo dove si registrano incrementi del tasso di disoccupazione. In particolare il tasso dei senza lavoro in Italia a febbraio è aumentato di 0,1 punti percentuali al 12,7%. Nel nostro Paese resta «eccezionalmente elevata» la disoccupazione giovanile, al 42,6 per cento.

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