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La debolezza dell’euro condiziona i listini

di Alessandro Chini e Alessandro Magagnoli

L'andamento del grafico del cambio euro-dollaro conferma l'impressione che i mercati giudichino più grave la situazione dell'Unione europea rispetto a quella, certo non facile, degli Stati Uniti.

Le quotazioni sono infatti scese, dopo aver toccato area 1,50 a maggio, fino a 1,3150 dollari per euro a inizio ottobre. Il rimbalzo visto in ottobre non è stato sufficiente a invertire il trend grafico ribassista favorevole alla moneta Usa. E il quadro prospettico non depone per il momento in favore di un miglioramento della condizione della moneta unica europea: l'impressione infatti è che le oscillazioni degli ultimi mesi, a partire dal picco del novembre 2010, stiano disegnando un "testa spalle", tipica figura di inversione del trend che se completata determinerebbe la fine del rialzo attivo dai minimi di giugno 2010. Le implicazioni negative dettate dalla configurazione verrebbero attivate a seguito della violazione della linea disegnata a partire dal minimo di gennaio e passante per quello di ottobre, attualmente a 1,32 euro.

Il primo obiettivo del ribasso si collocherebbe in quel caso a 1,25, altro supporto critico anche in ottica di medio lungo termine, area di transito della trend line rialzista originata dai minimi del 2002 e che tocca quelli del 2010, posti in area 1,19, nuovo obiettivo per il ribasso sotto area 1,25. La realizzazione di uno scenario di questo tipo sarebbe da considerare un duro colpo all'ipotesi di vedere l'euro soppiantare, o almeno affiancare, il dollaro Usa nelle transazioni commerciali internazionali e nella funzione di moneta rifugio.

Quanto le prospettive si siano deteriorate per la moneta unica lo conferma l'andamento del rapporto di cambio con la sterlina inglese. Anche in questo caso, come per l'euro-dollaro, a preoccupare non è tanto la situazione contingente di debolezza dell'euro sulla moneta inglese quanto la condizione grafica potenzialmente debole anche per il prossimo futuro: le medie mobili a 100 e 200 sedute hanno effettuato di recente un "incrocio" ribassista, praticamente in contemporanea con la violazione delle linee disegnate dai minimi di gennaio 2007 e di giugno 2010. Se i prezzi dovessero scendere sotto area 0,8450 sterline per euro, 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di metà 2010, livello significativo derivato dalla successione di Fibonacci, diverrebbe difficile evitare il proseguimento della fase di debolezza dell'euro fino in area 0,8050 almeno. Ed è difficile immaginare che la fase tormentata delle Borse europee possa essere superata in assenza di un netto miglioramento dello stato di salute dell'euro. Purtroppo sia nel caso del cambio euro-dollaro sia in quello dell'euro-sterlina le resistenze oltre le quali verrebbero inviati segnali di inversione rialzista sono distanti: a 1,42 circa per il primo, a 0,88 per il secondo. Solo dal superamento di questi livelli l'investitore potrebbe ricavare indizi chiari in favore di una ripresa anche dei mercati azionari.
 

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