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La cura Bce sveglia i bond addormentati

Dopo il debutto nei bond di Fiat Chrysler, Ferrari, Telecom Italia e Anas, adesso il mercato si aspetta quest’anno di replicare le performance del 2015, chiuso con emissioni obbligazionarie pari a 50 miliardi, tra aziende e banche. A fare da traino ai bond sarà la potenza di fuoco, stimata tra 420 e 570 miliardi in due anni, che verrà schierata da Mario Draghi a fine giugno quando la Bce farà scattare il nuovo Quantitative easing. Questa volta gli acquisti di titoli saranno infatti indirizzati alle obbligazioni delle aziende europee. In media — stimano le banche — si tratta quindi di un importo tra 5 e 6 miliardi al mese che la Bce utilizzerà per comprare sul mercato secondario europeo. L’ammontare dedicato al debito corporate sarebbe quindi pari al 6-8% dei titoli da sottoscrivere entro marzo 2017. Per i criteri precisi che adotterà la Banca centrale negli acquisti bisognerà aspettare ancora qualche settimana, quando Francoforte definirà i singoli importi per Paese. Ma l’effetto positivo sul mercato si è già fatto sentire.

Ne ha approfittato subito il gruppo Fiat Chrysler che ha piazzato titoli per 1,25 miliardi con gli ordini che hanno superato i 4 miliardi di euro, cosa che ha convinto la società ad alzare l’ammontare stimato inizialmente in un miliardo. La forte domanda ha spinto al ribasso il prezzo fino al 3,75% finale, il più basso tra tutti i bond di Fca. Ma a battere tutti sul tempo è stata Deutsche Telekom che a metà marzo ha raccolto 4,5 miliardi di liquidità, nell’ambito di un’emissione inizialmente prevista a 2,5 miliardi.

Al momento, il mercato continua a essere al di sotto dei volumi realizzati l’anno scorso: 143 miliardi emessi dalla «corporate Europe» nel primo trimestre, che si confrontano con i 182 miliardi dell’anno precedente, secondo i dati raccolti da JP Morgan. «I volumi si sono ridotti del 20% dall’inizio di gennaio — spiega Andrea Colombo, a capo della divisione Debt capital markets di JP Morgan in Italia —. Ma il recupero è già in atto».

Le basi della ripartenza si leggono negli spread, scesi del 20%, e nell’andamento dei titoli dei bond piazzati dalle società con alto rating che sono in media calati di 20 punti base. La contrazione tocca i 40 punti base per le emissioni di aziende con merito di credito medio e di quasi 100 per i crossover (imprese con rating appena sotto BB+, come Telecom Italia, per fare un esempio).

High yield«Gli investitori vedono infatti spazio per scommettere sulle emissioni di aziende anche senza un rating elevato», dice ancora Colombo. Con i tassi swap fino a 4 anni in territorio negativo gli investitori si concentrano su tutte le obbligazioni di aziende che possono garantire un rendimento positivo. Ma i tempi stringono perché dall’annuncio del nuovo bazooka di Draghi gli spread di credito potrebbero scendere ancora e avere meno appeal per chi sottoscrive. L’indice Iboxx dei titoli corporate è sceso nel giro di poche settimane da 135 a 115, con un target fissato a 90 dagli economisti di JP Morgan. Il momento giusto per fare provvista sul mercato del debito? «Adesso c’è un momento di stabilità — risponde per tutti Alberto Viarengo che guida i mercati del debito di Banca Imi, in cabina di regia anche nel jumbo bond da 13,25 miliardi di euro collocato da AbInbev per finanziare l’acquisizione del produttore di birra SabMiller, approfittando subito del vento positivo sui tassi innescato da Draghi —. È possibile che l’avvio del Qe coincida invece con un’altra fase di volatilità innescata dal referendum sulla Brexit. Comunque, la liquidità disponibile per le imprese quest’anno sarà abbondante. Anzi, potrebbe addirittura profilarsi la concorrenza tra bond a tassi bassi spinti dagli acquisti della Bce e il lancio a giugno di una nuova serie di Tltro».

Il carnet delle società candidate a fare provvista sul mercato del debito si sta riempiendo. La prossima a debuttare potrebbe essere entro aprile, una volta impostato il riassetto, Pirelli con le insegne di ChemChina. Sul tavolo c’è il rifinanziamento di circa 7 miliardi di linee, servite anche per l’investimento del gruppo cinese guidato dal Ceo Ren Jianxin nella Bicocca. Lo schema allo studio prevede che circa 2 miliardi siano rifinanziati attraverso bond con scadenza tra 5 e 7 anni, tra euro e dollari. In chiusura in questi giorni c’è anche un private placement obbligazionario (collocamento privato) di circa 100 milioni da parte della Mossi & Ghisolfi, il gruppo piemontese della chimica verde al debutto sul mercato obbligazionario.

Scadenze«Il ventaglio delle possibilità per le aziende di finanziarsi su scadenze lunghe con tassi bassi è molteplice, tra bond, private placement e linee bancarie», spiega Luca Falco, responsabile delle attività globali di debt origination di UniCredit, la banca che assieme a Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Rbs, martedì 12 aprile curerà il closing del primo project bond italiano emesso con la garanzia della Bei. Si tratta di un collocamento da 830 milioni, organizzato da Concessioni autostradali venete per rimborsare un pari importo all’Anas guidata da Gianni Armani e alla Cassa depositi e prestiti.

Sono attesi anche emittenti ricorrenti come Eni o Telecom Italia, che ha inaugurato l’anno con un bond da 750 milioni, due mesi prima dell’annuncio di Draghi, con una cedola fissa del 3,625%, la seconda più bassa fra i bond del gruppo. «È possibile che il vento positivo spinga gli investitori a sottoscrivere anche bond non investment grade, invogliati da rendimenti più elevati — conclude Falco di Unicredit —. Così come ci si può attendere che grandi gruppi internazionali emettano obbligazioni in euro per finanziarsi nel Vecchio Continente».

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