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La crisi riscrive le tasse

Il 2012 è al momento l’annus horribilis, da quando c’è il meccanismo, dal 2009 (periodo d’imposta 2008), dei correttivi anticrisi per gli studi di settore.

Cali a due cifre per il settore delle costruzioni, -12,8%, male commercio e manifatturiero a -6,1%. La crisi non ha risparmiato neanche l’attività professionale a -3% e i servizi a -3,9%.

Di fronte a questi numeri, alla base della costruzione dei correttivi per gli studi di settore, ieri è arrivato all’unanimità il via libera della commissione esperti ai correttivi congiunturali anticrisi per gli studi di settore predisposti da Sose (società per gli studi di settore). Misure che tarate sull’intensità più che sulla formula, ormai collaudata, andranno a mitigare la fotografia delle realtà economiche su cui saranno parametrati i risultati delle tasse da versare e degli accertamenti da fare. Alcuni degli esperti, che ieri hanno dato il via libera ai correttivi congiunturali per il 2013, anno d’imposta 2012, valutano a caldo che si è tornati indietro come valori proprio al 2009, anno che ricordano del grande freddo. Alcuni poi la vedono ancora più grigia temendo già i risultati 2013 e considerando che comunque sia i numeri del 2012 si innestano su una realtà che anno dopo anno è stata sempre più rosicchiata, tranne forse una ripresina nel 2010.

Ora si guarda al 20 maggio, data entro la quale Giampiero Brunello, presidente di Sose, ha preso con le categorie l’impegno di rendere disponibile il software di Gerico in modo da consentire il lavoro nei tempi della tabella di marcia dichiarazioni-studi di settore.

Correttivi anticrisi 2012. Quattro categorie: interventi relativi all’analisi di normalità economica, correttivi specifici per la crisi, correttivi congiunturali di settore e correttivi individuali.

La prima categoria, relativa all’analisi di normalità economica dell’indicatore della «Durata delle scorte», interessa i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi nel periodo d’imposta 2012 rispetto al 2011 e sono coerenti rispetto alla gestione delle esistenze iniziali.

La seconda interviene su alcuni settori interessati dall’incremento dei prezzi del carburante.

La terza categoria di correttivi, congiunturali di settore, è finalizzata a tener conto delle riduzioni delle tariffe e della contrazione dei margini e della redditività.

L’ultima tipologia di correttivi, congiunturali individuali, ha l’obiettivo di cogliere la ritardata percezione dei compensi a fronte delle prestazioni rese e la contrazione dei costi variabili.

Le reazioni. La fotografia scattata da Sose è veritiera: «Dall’analisi sulla crisi», dichiara Antonio Vento di Confcommercio, «emerge un quadro estremamente grave e preoccupante, con cali dei fatturati che interessano ormai orizzontalmente tutte le categorie del commercio e dei servizi». La metodologia ormai collaudata però conforta le pmi: «L’intervento correttivo agli studi di settore, applicabili per il 2012», riflette Andrea Trevisani di Confartigianato, «dovrà, pertanto, essere adeguato come peraltro già avvenuto negli anni passati. Condivisibile la scelta di mantenere, rivedendo il livello dell’intervento, le quattro tipologie di correttivi».

Provvedimenti giusti per Celestino Bottoni dell’Ancot, «che si sono concretizzati con un adeguamento degli indicatori conseguenti all’analisi della normalità economica». Mentre Beniamino Pisanu di Casartigiani aspetta il passaggio successivo del software: «È importante che dopo l’approvazione dei correttivi si passi ora rapidamente alla predisposizione e alla pubblicazione del software, per consentire alle imprese di verificare la propria posizione con la dovuta calma».

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