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La crisi riporta verso l’Italia progetti e risorse delle Ong

La crisi spinge le organizzazioni per la cooperazione internazionale a incrementare i progetti dedicati alle emergenze sociali e umanitarie in Italia. Il fenomeno, che trova riscontri nei bilanci di tutte le principali Ong, da Emergency all’Unicef, da Save the Children ad Action Aid, si spiega con il duplice effetto della maggiore povertà, da un lato, e della riduzione della sfera di intervento pubblico, dall’altro. Così, pur senza tradire la propria vocazione ad aiutare i Paesi del Sud del mondo, gli enti per la cooperazione internazionale stanno incrementando la quota di risorse da destinare a iniziative mirate nel nostro Paese.

Ritorno in Italia, alle emergenze umanitarie e sociali nazionali. Il 2014 potrebbe essere l?anno che consolida la tendenza per chi tradizionalmente opera nella cooperazione internazionale a concentrare risorse in progetti locali. Non è solo la crisi economica che incide sull?aumento della povertà, anche in nuove forme, e riduce le risorse pubbliche per bisogni socio-sanitari ampliando lo spazio di welfare coperto dal Terzo settore. Ci sono anche le crisi non direttamente collegate alla situazione economica generale. Come le emergenze umanitarie legate ai flussi migratori, le catastrofi imprevedibili come i terremoti e situazioni di conflitto – Siria, Nordafrica e Medio Oriente – che per alcune organizzazioni hanno significato l?abbandono di Paesi divenuti eccessivamente pericolosi. Tutti questi fattori potrebbero spiegare perché molte associazioni, tradizionalmente impegnate nel Sud nel mondo, negli ultimi anni abbiano progressivamente aumentato il loro intervento in Italia.
Ma forse c?è anche il fatto che i donatori italiani sembrano preferire chi opera in un contesto locale, più vicino alla realtà di tutti i giorni.
Se si prende come riferimento l?ultimo elenco disponibile del 5 per mille per importi distribuiti alle Onlus (relativo al 2012) emerge che delle prime venti associazioni solo cinque si dedicano alla cooperazione internazionale: Emergency, Medici senza frontiere, Unicef, Save the children e Action Aid. Tutte le altre nascono e operano in Italia. Se si allarga lo scenario alle prime 50, il numero di chi sostiene progetti nei Paesi più poveri è comunque limitato a dodici. Eppure il primo posto dell?elenco delle Onlus 2012 lo occupano proprio due Ong: Emergency e Medici senza frontiere.
In ogni caso tutti gli enti che operavano esclusivamente nei Paesi poveri negli ultimi anni e con una progressiva crescita hanno dedicato risorse all?Italia. Non solo Emergency, che è un?organizzazione italiana, ma anche quelle che sono internazionali per nascita e per vocazione. Anche quelle realtà che sono parte di network mondiali hanno rivolto la propria attenzione all?Italia.
Il bilancio 2013 di Emergency si apre proprio con l?affermazione che nel corso dell?anno è «proseguito e si è ampliato l?intervento umanitario in Italia» e la spesa per progetti nel nostro Paese è quasi raddoppiata, arrivando a 1,9 milioni di euro rispetto al milione del 2012.
Unicef ha dedicato 1,8 milioni di euro a progetti di promozione dei diritti dell?infanzia in Italia, sempre nel 2013, mentre Save the Children impiega in Italia il 16% dei fondi di missione (era il 12% nel 2012) e Action Aid raddoppia i fondi impiegati (in Italia e in Europa), passando dai 2,6 milioni del 2012 ai 5,1 del 2013, mentre l?impegno di Medici senza frontiere nel nostro Paese ha un?incidenza minore sul totale degli impieghi – anche se in crescita – perché l?associazione trasferisce i fondi di missione alle sezioni operative internazionali, che li spendono per i progetti sul campo.
Al di là degli elenchi ufficiali la tendenza è confermata anche da un?analisi allargata alle altre Ong. Da un lato, l?aumento di situazioni di emergenza, la necessità di saper affrontare problemi in parte nuovi – le migrazioni, l?aumento della povertà, la mediazione e l?integrazione culturale e religiosa – chiama in causa chi ha già dimostrato di saper dare una risposta efficace. Dall?altro, la capacità di intervenire con successo a livello nazionale può dare un contributo anche in termini di raccolta fondi. Il disagio e il bisogno sono infatti più vicini. Una vicinanza che può essere l?occasione per creare un legame più solido e stabile, magari collegato a risultati visibili, con i donatori.

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