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La crisi precarizza gli avvocati

Cresce in Italia l’offerta di professionisti in uscita dagli studi legali, vittime dirette della pesante contrazione dei budget per la gestione delle attività legali interne alle imprese (con conseguente riduzioni degli incarichi dati esternamente). I settori healthcare e tlc rimangono più dinamici rispetto agli altri, anche se la specializzazione può costituire al tempo stesso un vantaggio e un limite competitivo.

Necessario, pertanto, porsi sul mercato nel modo giusto, utilizzando anche le nuove tecnologie, Linkedin in primo luogo.

È questo il quadro che emerge dall’interessante aggiornamento sull’andamento salariale tra giuristi d’impresa e professionisti legali, condotto da Laurence Simons, la prima società di recruitment specializzata nel settore legale e presente sul mercato da più di 25 anni, e relativa al biennio 2012-2013. Indagine condotta in 74 paesi, su 2.200 interviste, il 4% delle quali rilasciate da legali operanti in Italia. Il 60% uomini, per il 45% di età compresa tra 30-39 anni. Il 29% del campione dichiara di operare nel settore legale da oltre 16 anni.

Tra i dati più salienti la crescita delle strutture interne, prevista in ulteriore aumento (49% del panel intervistato) nel 2014. Una scelta necessaria per fronteggiare da un lato la riduzione dei costi, riducendo l’affidamento esterno solo su materie molto specifiche e su grandi operazioni, preferendosi rafforzare la struttura interna.

Il 29% del campione, sebbene in uno scenario difficile, prevede nel 2014 un cambiamento di posizione. A livello personale, il 64% degli intervistati confida nel 2014 di ricollocarsi a livello internazionale, con l’Europa al primo posto (63% preferenze), Usa (34%), Asia (24%) e Middle est (15%).

Sul versante delle previsioni economiche il 46% degli interpellati si dichiara nonostante tutto ottimista, 23% indifferente e il 31% pessimista.

Spaccando il campione degli intervistati tra legali d’impresa e liberi professionisti, il 10% dei primi opera nel settore biotecnologico e farmaceutico, il 7% oil and gas, il 4% in ingegneria industriale e impiantistica, alimentare. I secondi, per il 22% corporate, 15% contenzioso, 6% banking and finance, 5% Ip.

Sulle motivazioni al cambiamento, il 28% indica il desiderio di nuove esperienze professionali e una crescita economica, 19% mancanza di opportunità rilevanti nella posizione attualmente ricoperta, 15% un miglioramento della qualità di vita, il 12% l’interesse per un’esperienza in-house. Tre le aree dove si vede un’opportunità di crescita professionale: 35% restando comunque sempre nel medesimo settore ma in una realtà diversa. Per il 21% assumendo una carica manageriale in un’azienda come legale interno e, per il 18% cambiando settore di business.

Tra il 2012 e il 2013 la ricerca evidenzia come coloro i quali hanno raggiunto comunque un bonus a fine anno è cresciuto dal 60 al 63%, sebbene la percentuale del premio sul salario annuale sia diminuito (dal 21 al 17%).

Tra le figure emergenti c’è il responsabile compliance, figura sviluppatasi prima negli Stati Uniti e UK e, da qui, arrivata anche da noi. Per il 55% dei casi la figura, che spesso ha una remunerazione superiore a quella del responsabile affari legali, viene ricondotta nel dipartimento legale oppure sotto la figura del Cfo.

A livello di singoli Paesi analizzati dall’indagine, sono in crescita le opportunità professionali in Svizzera, paese nel quale si concentrano gli headquarter per l’Emea di molte società americane e vi operano molte società attive nel settore farmaceutico e life science.

Più moderato lo sviluppo professionale per l’India e la Cina, paesi nei quali resta ancora prevalente il ricorso a professionisti locali e le sole opportunità possono essere all’interno di grandi organizzazioni attraverso lo strumento dell’expatriates.

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