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La crisi porta famiglie e imprese in tribunale

Sfratti, licenziamenti, richiesta di decreti ingiuntivi per farsi pagare dai clienti: gli aumenti a due cifre di questi fascicoli nei tribunali italiani, dal 2011 al 2013, restituiscono un’immagine efficace della crisi. E confermano quello che i dati economici raccontano da mesi sulla situazione di famiglie e imprese: dalle difficoltà di pagare l’affitto alla perdita del posto di lavoro, dal recupero crediti a ostacoli delle aziende, ai fallimenti.
Casa, figli e lavoro
I dati forniti al Sole 24 Ore del Lunedì da 41 tribunali italiani rivelano che sono le grandi città a trainare l’aumento degli sfratti: nei primi due mesi di quest’anno, a Roma e a Milano, sono stati depositate 800 nuove richieste di sfratto per morosità. Dal 2011 al 2013, l’incremento totale (tra sfratti per morosità – la maggior parte – e per finita locazione) dovrebbe superare il 10 per cento.
Calano separazioni e divorzi, mentre aumentano di quasi l’11% le richieste di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio: in pratica, un tentativo di rinegoziare l’assegno di mantenimento dovuto al coniuge, l’attribuzione della casa o l’affidamento dei figli.
La difficoltà del sistema produttivo e la perdita di posti di lavoro si riflette anche sull’aumento dei provvedimenti d’urgenza sui licenziamenti: +18,5% l’anno scorso e +21,5% quest’anno, se dovesse essere confermato il trend dei primi due mesi. Peraltro, la riforma del lavoro ha introdotto (dal 18 luglio scorso) un altro rito per i licenziamenti secondo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, valido per le imprese con più di 15 dipendenti: il dato, quindi, potrebbe anche risentire dei ricorsi con il nuovo procedimento.
Calano, invece, le liti su contratti di mutuo per anatocismo bancario (l’applicazione degli interessi sugli interessi) anche perché le erogazioni sono pesantemente diminuite tra 2011 e 2012.
La sofferenza delle aziende
Uno dei segni maggiori che la congiuntura sta lasciando in Tribunale è l’aumento dei decreti ingiuntivi chiesti per recuperare i crediti (se il trend fosse quello di gennaio e febbraio, a fine anno si arriverebbe a un +16% rispetto al 2011). Anche in questo caso sono le aree metropolitane (ancora Milano e Roma prima di tutte ma anche Torino) a registrare i numeri maggiori. Numeri su cui sta incidendo un progressivo aumento anche dei professionisti che non riescono a farsi pagare la parcella (si veda Il Sole 24 Ore del 25 marzo scorso).
L’allarme rosso però riguarda le aziende costrette a chiudere. Sono salite e continuano a salire sia le istanze di fallimento, sia i fallimenti dichiarati. Il campione dei Tribunali conferma le cifre rilevate dal Cerved per Il Sole 24 Ore, che stanno fotografando le richieste di chiusura, arrivate a 4.386 da inizio 2013 (si veda il servizio pubblicato nella pagina a fianco). A essere esplosi (+112%, la proiezione a fine anno rispetto al 2011) sono soprattutto i ricorsi presentati per accedere al concordato preventivo, cioè la procedura che permette al debitore di cercare un accordo con i creditori ed evitare, così, il fallimento. Sta registrando numeri elevati anche il concordato con riserva, introdotto a settembre dello scorso anno e che permette ai debitori di avere più tempo a disposizione per decidere come muoversi. Un dato su cui bisognerà riflettere per evitare che dietro questa procedura si nascondano tentativi per danneggiare i creditori.

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