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La crisi pesa sempre di più su tecnici e avvocati

La crisi non si ferma e trascina verso il basso i redditi dei professionisti. La chiusura di molte aziende, il ritardo nei pagamenti, il blocco del credito, la riduzione delle spese della Pa fanno calare costantemente – dal 2007 al 2012 – gli imponibili medi previdenziali degli iscritti alle Casse, vale a dire di coloro che esercitano la libera professione. E i titolari degli studi sono costretti a tagliare le spese per i dipendenti, come dimostra l’impennata del ricorso alla cassa integrazione nel 2012. Una fotografia che completa quella sui redditi dei soggetti Irpef diffusa venerdì scorso dalle Finanze (si veda Il Sole 24 Ore del 23 marzo).
Il calo dei redditi
A pagare il conto più salato sono le professioni tecniche, che scontano gli effetti della crisi dell’edilizia e del mercato immobiliare: architetti e ingegneri, dal 2007 al 2012, hanno perso il 26% del loro reddito, arrivando a un imponibile previdenziale medio di 26.709 euro. La contrazione più accentuata non riguarda in questo caso i giovani, ma i professionisti over 50. I geometri lasciano sul terreno il 13% rispetto ai redditi “pre-crisi”.
Non va meglio agli avvocati che, in cinque anni, vedono calare gli imponibili previdenziali medi del 20,4 per cento. Un crollo in controtendenza rispetto ad altri periodi di crisi, quando la situazione problematica ha alimentato la litigiosità. L’impatto della crisi appare meno forte per commercialisti e ragionieri, che svolgono attività “anticicliche” ma a pesare di più, in questo caso, è il ritardo negli incassi.
L’esigenza di una protezione
In questa situazione, le Casse previdenziali private si interrogano su come allargare e arricchire le prestazioni di assistenza per gli iscritti, pur rispettando i vincoli legati all’obbligo di garantire l’equilibrio del saldo previdenziale a 50 anni. Per i professionisti, peraltro, si prospetta anche una pensione più magra rispetto al passato. Un problema che peserà di più sui giovani: per questo la Cassa dei commercialisti, spiega il presidente Renzo Guffanti, ha deciso di «destinare una parte del contributo integrativo, versato sul volume d’affari, ai montanti individuali, con un meccanismo che va a premiare gli iscritti più giovani».
Sul versante dell’assistenza, alcune Casse spingono i crediti agevolati a favore degli iscritti, soprattutto per l’avvio dell’attività. L’accesso a contributi sotto forma di prestiti sembra la strada preferita dai professionisti, ma diverse Casse stanno valutando come mettere a punto un sistema di veri ammortizzatori sociali.
Si tratta di un percorso iniziato almeno due anni fa, fotografato dal secondo rapporto sulla previdenza privata, diffuso lo scorso dicembre dall’Adepp, l’associazione che raduna le Casse dei professionisti. La spesa per le prestazioni assistenziali nel 2011 ha sfiorato i 340 milioni, crescendo rispetto al 2010 di oltre 37 milioni (+12,3%). In particolare, le Casse hanno potenziato l’assistenza sanitaria integrativa (+15,1%) e quella per i disabili e i non autosufficienti (+41,4%); sono aumentati (+24,3%) anche i sussidi economici per stato di bisogno. Ma l’intenzione, a sentire i presidenti degli enti previdenziali privati, è di fare di più per sostenere gli iscritti. Per finanziare il welfare, però, servono risorse.
La spending review
Le Casse devono fare i conti con la scure calata l’anno scorso dalla spending review. In pratica, è stato introdotto un obbligo di contribuzione – il 5% dei consumi intermedi nel 2012, che sale al 10% nel 2013 – per tutti gli organismi inseriti nel conto economico consolidato della Pa, individuati dall’Istat, tra cui gli enti previdenziali privati. Che però hanno dato battaglia in tribunale. Se il primo round si è chiuso a favore dell’Erario (con il Consiglio di Stato che ha riconosciuto la legittimità dell’inserimento delle Casse negli elenchi Istat), l’Enpam vuole portare la questione in Cassazione: «Siamo convinti che la norma violi diritti soggettivi e che, quindi, i giudici amministrativi non fossero competenti», spiega il presidente Alberto Oliveti. Mentre l’Adepp ha impugnato le circolari attuative della spending review: l’udienza di fronte al Tar Lazio è fissata per il 22 e 23 maggio.

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