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La crisi non risparmia i Gormiti aumento di capitale per Giochi Preziosi

MILANO — Salvataggio sotto l’ombrellone per la Giochi Preziosi: si prepara a varare un aumento di capitale da 30 milioni di euro il prossimo 14 agosto dopo la firma – domani – dell’omologa del Tribunale di Monza. Un passaggio necessario dopo la ristrutturazione del debito e per allontanare lo spettro del fallimento.
A mettere mano al portafogli saranno Enrico Preziosi, il fondo Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit; le banche finanzieranno anche la quota del presidente del Genoa che darà in pegno i suoi immobili. Un’operazione senza la quale per l’imprenditore sarebbe stato difficile seguire l’aumento. Al punto che per qualche giorno è ventilata l’ipotesi che fossero solo i soci finanziari a sottoscrivere l’aumento di capitale. D’altra parte la situazione per la società era insostenibile: con debiti per 320 milioni scaduti a giugno e un’ebitda in caduta libera (dai 66 milioni del 2012 ai 10-15 di quest’anno), il bilancio – ancora da approvare – è stato chiuso solo grazie a un ok in extremis delle banche.
Che il vento per la Giochi Preziosi fosse cambiato, però, si era già capito da qualche tempo, quando il patron del gruppo ha persino messo in vendita il Genoa: un po’ per fare cassa – a maggior ragione dopo essersi impegnato le case -, ma soprattutto per evitare di ripianare le perdite ogni anno e potersi concentrare sull’azienda. Prima di quotarla in Borsa o cedere la maggioranza.
La società di giocattoli è entrata in crisi dopo il successo dei Gormiti, dopo i quali non è più riuscita a lanciare un altro “blockbuster”. Spiazzando banche e finanziatori convinti – fino a qualche tempo prima – di avere tra le mani «un gioiellino che si è trasformato in una bomba a orologeria ». Prima di optare per l’aumento di capitale, la Giochi Preziosi aveva chiesto di estendere la sua linea di credito revolving da 80 a 160 milioni incassando però il rifiuto delle banche. Sul tavolo, allora, è arrivata l’ipotesi di un prestito bilaterale da 80 milioni. Un’opzione ad alto rischio perché in caso di rottura dei covenant i crediti sarebbero potuti rientrare immediatamente, bloccando l’operatività del gruppo. Poi la svolta con la decisione di Preziosi di impegnarsi nel salvataggio convertendo un finanziamento da 50 milioni in capitale. Una mossa che ha spinto le banche ad avvalorare l’aumento e a riaprire una linea di credito revolving da 30 milioni più altri 27,5 milioni di prestito ponte da rimborsare con la cessione del 51% della francese King Jouet: 140 milioni che potrebbero garantire il rilancio del gruppo.

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